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Archivi per il mese di “gennaio, 2009”

Maria Antonietta Farina Coscioni: Intervento in Aula – Atti Indirizzo e Controllo 28-01-2009

Mozioni nn. 1-71, 1-79, 1-82 e 1-84 concernenti iniziative a sostegno dei diritti delle persone con disabilità – Dichiarazione di voto

Signor Presidente, intervengo sulla mozione a prima firma Livia Turco n. 1-00071 (Nuova formulazione), per preannunciare il voto favorevole dei deputati radicali, perché la mozione cerca di evidenziare la sequenza che esiste quando si parla di disabilità e handicap, termini troppo spesso sovrapposti ed utilizzati in maniera impropria. Nel suo significato più ampio l’handicap non è il deficit, non è la limitazione, bensì è l’effetto del deficit e della limitazione. Questa distinzione è di fondamentale importanza, perché la discriminazione che esiste, che grava su una persona disabile, non è nella sua condizione di disabilità, ma è nell’ambiente sociale in cui una persona si trova a vivere e ad esistere. Il mio punto di riferimento, per non far confusione, perché non possiamo permetterci di farla, è il suggerimento che proviene dall’Organizzazione mondiale della sanità per definire il concetto di handicap; segue, cioè, la sequenza che va dalla malattia e menomazione alla disabilità e all’handicap.

La malattia, dovremmo saperlo tutti, è un processo patologico; la menomazione è la perdita a carico di alcune funzioni, che possono essere fisiologiche, anatomiche o psicologiche. La disabilità, invece, che consegue ad una menomazione nella capacità di svolgere un’azione o un’attività nel modo ritenuto normale per una persona sana, è, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, l’oggettivazione della menomazione. In parole molto semplici, una malattia può produrre in una persona un danno e una menomazione; un incidente può produrre in una persona un danno ed una menomazione; il danno e la menomazione possono causare una disabilità. Certamente, la disabilità crea il presupposto per l’handicap, ma non sempre la disabilità si trasforma in handicap.

L’handicap, infatti, si realizza solo quando l’ambiente in cui vive la persona disabile vede le barriere architettoniche, legislative, ideologiche, psicologiche, socioculturali e geografiche, che impediscono alla persona il proseguimento della vita nella società.
Questi concetti, cari colleghi, devono essere impressi nelle nostre menti, da un lato, perché consentono di superare la terminologia di origine prevalentemente medica, dall’altro lato, perché sottolineano che la malattia o la disabilità creano solo – ripeto: solo – il presupposto per l’handicap, ma è l’ambiente a generarlo. È una mozione che guarda alla persona con disabilità non come ad una persona da assistere, ma ad una persona cui fornire l’ambiente ideale e tutte le strumentazioni per continuare ad operare nella società al meglio delle sue capacità.

Quando si fa la prima scelta di considerare una persona con disabilità solo come una persona da assistere (troppo spesso la politica finisce per farlo, e non si sottrae neanche una parte del mondo dell’associazionismo), gli interventi sono solo di tipo assistenziale e finiscono con l’escludere la persona anche dal mondo produttivo, oltre che sociale e politico. È questa la mia e la nostra impostazione, contraria alla posizione del Governo e di quanti, nel mondo della politica e nella politica, hanno accusato Luca Coscioni, un soggetto attivo in politica, di essere stato strumentalizzato dai suoi compagni radicali. Lo dicano quegli stessi politici ad Umberto Bossi, che continua, anche ora, ad esercitare la sua passione per la politica, avendo gli strumenti per farlo! ‘impostazione di questa mozione è di far sì che le menomazioni non si trasformino in handicap; a tale scopo, tutti gli strumenti contenuti nella nostra mozione devono essere indirizzati ad abbattere – e solo indirizzati ad abbattere – le barriere esistenti e ad evitare che nuove vengano erette.

Per quanto riguarda la mozione a prima firma onorevole Delfino, non possiamo sostenerla, in quanto i sottoscrittori chiedono al Governo, e leggo testualmente, di rispettare le ragioni della mancata sottoscrizione della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità da parte della Santa Sede di fronte al rischio di legittimazione dell’aborto.

Questa è una vera e propria invenzione da parte della Santa Sede e di quei politici che sostengono questa posizione. Chiedo proprio ai firmatari di questa mozione dove ed in quale parte dell’articolo 25 della Convenzione si sostenga l’aborto. Non possiamo sostenere tale mozione, a meno che i firmatari non sopprimano questo capoverso.
Se, invece, leggo la mozione a prima firma Molteni, quella della maggioranza, non possiamo sostenerla, perché è davvero molto debole, laddove impegna il Governo a valutare l’opportunità di intervenire in modo strutturale al fine di rielaborare un sistema di agevolazioni fiscali unico che supporti le persone diversamente abili e le loro famiglie.

Ma come si fa a sollecitare il Governo a «valutare l’opportunità»? La questione disabilità riguarda milioni di cittadini e non possiamo lasciare passare altro tempo; le persone con disabilità non possono aspettare altro tempo. Leggo tra i firmatari di questa mozione nomi di colleghi che stimo e con i quali lavoriamo e condividiamo alcuni aspetti della nostra attività, come l’onorevole Porcu, l’onorevole Barani, l’onorevole Di Virgilio, o anche l’onorevole Paglia, ma ho la responsabilità, abbiamo la responsabilità di opporci alle politiche sociali che tendono a ricondurre la questione della disabilità all’interno del nucleo familiare, e soprattutto a gravare sulla figura femminile, perché non attuano la presa in carico del paziente disabile, limitando di fatto tutti gli spazi di socializzazione e di vita. Basta con l’uso improprio del termine disabilità, così come è stato fatto dal Ministro Sacconi e dal sottosegretario Roccella riferendosi ad un caso, come quello tanto discusso di Eluana Englaro.

Troppo spesso in questi mesi viene utilizzata arbitrariamente dagli esponenti della maggioranza e del Governo la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. L’articolo 25 della Convenzione vieta di discriminare i disabili in materia di assistenza sanitaria, di prestazione e di cibo; ebbene, una persona non disabile ha diritto di rifiutare, in base all’articolo 32 della Costituzione, qualsiasi trattamento. Se Eluana fosse cosciente, potrebbe rifiutare sondini ed alimentazione; poiché è disabile in uno stato di incoscienza, viene discriminata. Dunque, si vieta di applicare le regole che valgono per i «normali» ai disabili, facendo una plateale discriminazione e violando l’articolo 25 della Convenzione ONU.

Vogliamo che la politica garantisca a tutti, attraverso scelte ed azioni ad hoc, una vita degna di essere definita tale, ma non bastano le belle affermazioni dell’esistenza di un diritto, perché tale non è se non è accompagnato da risorse ed interventi certi. Dobbiamo fare nostro – e concludo – l’impegno di Luca Coscioni, perché dai corpi dei malati si colpisca il cuore della politica (Applausi di deputati del gruppo Partito Democratico).

Fonte: Luca Coscioni 29 Gennaio 09

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Scuola: scelta al buio per le iscrizioni in prima elementare

Il consiglio dell’Associazione Genitori: aspettate fino a fine febbraio

La lettera del Associazione Genitori Toscana raccoglie le preoccupazioni di tutti i genitori per la sorte dei bambini che l’anno prossimo dovranno iscriversi alla prima elementare per la mancanza di notizie certe da parte del Ministero.

Il buio più fitto avvolge il destino dei bambini che si affacciano adesso alla scuola primaria e certo un genitore non può iscrivere il proprio figlio senza essere preoccupato.   

“Purtroppo non siamo in grado di dare indicazioni alle famiglie che si rivolgono a noi per un parere – lamenta Rita Manzani Di Goro, Presidente dell’A.Ge. Toscana – Il consiglio per tutti è quello di attendere gli ultimi giorni di febbraio prima di procedere alle iscrizioni. Nella speranza che il Ministero dica una parola definitiva sul funzionamento delle nuove classi”.

La circolare ministeriale sulle iscrizioni scolastiche per il prossimo anno ha sciolto infatti alcuni dubbi, ma ne ha lasciati in sospeso altrettanti. Si dice ad esempio che le famiglie debbono esprimere la propria preferenza fra quattro differenti possibilità (24, 27, 30 e 40 ore).        

Il genitore può sì esprimere le proprie preferenze, ma poi sarà la scuola ad assegnare i bambini alle classi e a stabilire quanto e come dovranno frequentare, per di più con la precisazione che “gli alunni sono tenuti alla frequenza per l’intero orario settimanale previsto per la classe cui sono assegnati”.        

Che succede, ci chiediamo, se i bimbi che scelgono 24 e 27 ore non sono abbastanza per formare una classe? Saranno accorpati in una scuola più o meno vicina (si pensi agli istituti comprensivi nei piccoli centri, dove le scuole distano fra loro anche chilometri) oppure si costringeranno gli altri bimbi a frequentare una classe che non hanno scelto?   

In generale, viene da chiedersi che fine ha fatto il diritto di scelta delle famiglie, se poi quello che alla fine prevarrà saranno le esigenze organizzative e contabili della scuola e dello Stato.

Preoccupazioni anche per la mensa: possibile che bambini di 6 anni debbano frequentare la scuola per 27 o 30 ore settimanali senza che sia previsto un tempo mensa? Se l’insegnante in base alla nuova normativa non potrà essere presente, chi li sorveglierà: i bidelli oppure personale esterno retribuito dalle famiglie?       

Il Ministero nella circolare si riserva di dettare in seguito i criteri generali sugli “assetti pedagogici, didattici ed organizzativi della scuola primaria, ai quali le istituzioni scolastiche, nella loro autonomia, faranno riferimento per la costituzione e il funzionamento delle nuove classi prime”. Le scuole dovranno quindi definire “le articolazioni dell’orario su sei o cinque giorni settimanali, nonché, compatibilmente con la disponibilità dei servizi, la distribuzione dei rientri pomeridiani”, il che è come dire che per ora di certezze non ce ne sono e che un bel giorno le scuole si troveranno a far quadrare il cerchio di una moltitudine di opzioni e di richieste avendo a disposizione risorse limitate.

E se a rimetterci saranno i bambini, questa non potrà certo dirsi una novità.

INFO:
agetoscana@age.it
www.agetoscana.it
tel. 328/8424375

Fonte: www.Disabili.com 29 Gennaio 09

Contrassegno H, le proposte delle associazioni per migliorare le regole

Allo studio del ministero dei Trasporti le proposte delle associazioni dei disabili per migliorare le norme su parcheggi, zone a traffico limitato e strisce blu. L’Anida propone contrassegni di colore diverso per ogni tipo di disabilità, la Fish punta sulla distinzione fra disabili e anziani

ROMA – Contrassegni falsi, rilasci facili, parenti che non dichiarano la morte del disabile congiunto, soprusi, posti riservati occupati da normodotati, multe pazze per divieto di sosta. E’ lunga la lista di problematiche che in ogni città accompagna la presenza dei contrassegni speciali che permettono alle persone con disabilità di godere del proprio diritto alla mobilità. Con le polemiche quasi all’ordine del giorno, a chiedersi cosa fare sono le stesse associazioni nazionali delle persone disabili, impegnate in queste settimane a confrontarsi con gli esperti del ministero dei Trasporti sui criteri di delega per la riforma del Codice della strada. Fra le stesse associazioni di disabili le idee sono le più differenti, e se l’Anida di Napoli propone tre tipologie di contrassegno in relazione al tipo di disabilità, con regole e obblighi diversi, la Fish preferisce richiamare l’attenzione sulla omogeneizzazione della materia, sulla ratifica del contrassegno europeo e sulla revisione dei criteri di sosta.

La mobilità riveste un carattere fondamentale nel percorso di autonomia e di integrazione della persona disabile e la stessa automobile viene, dalla giurisprudenza, considerata un vero e proprio ausilio alla mobilità. Le associazioni riconoscono nel mezzo privato la “chance” per molti disabili di vivere una vita come gli altri: lavoro, famiglia, amici, viaggi. E per vedersi riconosciuto il diritto alla circolazione e alla sosta con apposito Contrassegno H sono sufficienti una certificazione medica da parte dell’autorità sanitaria competente e la compilazione di un modulo presso gli sportelli del Comune di appartenenza. Al di là della semplicità dell’iter, le associazioni delle persone con disabilità sottolineano però in modo corale la difficoltà concreta, per una persona con disabilità, di far valere il proprio diritto alla mobilità, dal parcheggio alla sosta, fino all’accesso nelle Ztl e alla tipologia di disabilità. Problemi affrontati recentemente nel corso di una riunione tenutasi nella sede del ministero dei Trasporti e alla quale hanno partecipato anche Fish, Anida, Anglat, Aspas, Assogomma, Assosegnaletica, Ania, Unasca, Confindustria. 

Nello specifico, l’Anida (Associazione nazionale italiana diversamente abili) propone contrassegni di colore diverso, uno per ogni tipologia di disabilità. Ognuno contraddistinto da diritti diversi e accertabile attraverso un differente tipo di controllo. Giallo, rosso e bianco per il disabile grave che guida, per quello grave che non guida e per quello non grave. Nel dettaglio: colore giallo “per il diversamente abile con seri e gravi problemi di carattere motorio che guida la propria autovettura”: ha il diritto di parcheggiare ovunque e il più vicino possibile, di circolare nelle Ztl, ma l’auto non può essere guidata da nessun altro. Colore rosso “per il disabile con seri e gravi problemi di carattere motorio che non guida la propria vettura”: parcheggia il più vicino possibile e anche gratis sulle strisce blu, può circolare nelle Ztl, ma l’auto deve avere a bordo almeno due persone (il disabile grave e chi lo porta). Infine, colore bianco “per il disabile che non ha seri e gravi problemi di carattere motorio e che non necessita di accompagnatore”: parcheggia gratuitamente sulle strisce blu e, se non lo fa, è passibile di ammenda. Cioè non può parcheggiare altrove o occupare i parcheggi riservati ai gialli e ai rossi.

Meno colorata, ma non per questo senza sostanza, la proposta della Fish che, da oltre un decennio, non solo chiede ai diversi governi italiani la ratifica del contrassegno H europeo per permettere la libera circolazione in tutta Europa e l’omogeneità di trattamento anche per i turisti disabili che arrivano in Italia, ma anche l’accesso nazionalizzato a tutte le Ztl (zone a traffico limitato) cittadine d’Italia. A ciò si aggiunga che, per evitare interventi uguali su tipologie di handicap differenti, anche la Fish propone una differenziazione nella definizione di disabile. Anzi, fa di più. Richiama la differenza, già espressa negli articoli 14 e 15 della legge 328/00 e definita dal presidente dell’associazione Pietro Barbieri “un unicum”, tra disabili e anziani. “Se questa differenziazione – spiega Barbieri – venisse applicata a tutte le normative relative agli invalidi civili, si faciliterebbe la vita dei disabili”. Un disabile che va a scuola o al lavoro, che ha una famiglia, che guida un auto non può essere equiparato al normodotato che, anziano, diventa non autosufficiente e dunque invalido civile, con gli stessi diritti di chi la vita la deve ancora vivere benché disabile. Una persona con disabilità, “e la 328 lo dice chiaramente” – sostiene Barbieri, ha il diritto di potersi organizzare la vita e gode di una prospettiva di vita lunga; l’anziano invece non deve fare vita lavorativa o produttiva, non necessita del parcheggio sotto casa, non deve avere fretta. Spesso neanche la usa la macchina e anche il controllo, di concerto con le anagrafi, potrebbe essere facilitato con gli estratti di morte.

Fonte: www.superabile.it 28 Gennaio 09

La chiesa e i disabili – cellula coscioni FVG

Riteniamo abbia fatto bene il vicepresidente della Uildm (unione italiana lotta alla distrofia muscolare) a lamentarsi dell’atteggiamento della Santa Sede che da un lato mostra di condividere i contenuti del documento dell’ONU sui diritti delle persone disabili, dall’altro si rifiuta di sottoscriverlo, cavillando su un possibile effetto che lo stesso documento potrebbe avere sul controllo delle nascite, e sulla volontà della coppia disabile di avere responsabilmente dei figli sani.

In ogni area politica e sociale si registra una tensione tra spiriti prometeici e spiriti epimeteici. Non fa eccezione il nostro territorio, da una parte la posizione prometeica, di speranza nella ricerca scientifica per la cura delle malattie come si prefigge la Uildm o la scrivente Associazione Luca Coscioni per il FVG, dall’altra in contrapposizione lo spirito conservatore della CC che vorrebbe fermare la ricerca per la liberazione dalle malattie in base ai propri dogmi.

Fin qui nulla di nuovo, in più a nostro avviso è giusto che la CC predichi e auspichi si avveri quello in cui crede. Quello che non riteniamo giusto è che lo pretenda, ma soprattutto spesso lo ottenga grazie alla classe politica di uno stato come il nostro, che dovrebbe essere laico, e non confessionale, ma che dà più peso alle esortazioni di oltre Tevere che al parere degli elettori.

Fin qui nulla di nuovo, in più a nostro avviso è giusto che la CC predichi e auspichi si avveri quello in cui crede. Ma quello in cui crede lei non deve per forza farlo ingoiare a chi non crede, se qualcuno si è stancato di aspettare la parussia ossia il ritorno in gloria del Signore, sarà pur cresciuto e responsabile per decidere che dopo duemila anni possa avere le scatole piene di aspettare ancora, o no? Quello che neppure riteniamo giusto è che la classe politica di uno stato che dovrebbe essere laico, stia della parte di quelli che hanno deciso di continuare ad aspettare, dalla parte confessionale, dando più peso alle esortazioni di oltre Tevere che al parere degli elettori.

Degli esempi?: la legge 40/2004, che impedisce la ricerca sulle cellule staminali embrionali si scontra con il parere del 61% degli italiani. L’intervento intimidatorio del ministro Sacconi nei confronti della struttura che si presti a portare a termine la sopravivenza vegetale di Eluana Englaro, contro il parere del 57% di nostri concittadini. Una legge che regoli la libera convivenza fra due esseri umani e ne salvaguardi i diritti come ad una coppia sposata condivisa dal 68% d’italiani, che non riesce a decollare. Di più, come dice Severino Poletto, cardinale di Torino, il dogma vince sulla legge dello stato, pertanto i sanitari debbono avvalersi dell’obbiezione di coscienza e non intervenire con Eluana. Ma quale dogma? Va bene solo quello della religione cattolica, e possiamo tranquillamente fregarcene del dogma di fede di altri cittadini italiani? Ad esempio ad un testimone di Geova, al quale i sanitari avevano prescritto una trasfusione di sangue, che lo stesso, in base al suo dogma di fede in piena coscienza rifiutava, (ricordiamo che le trasfusioni di sangue erano inizialmente proibite anche dalla CC) è stato legato al letto con l’intervento dei carabinieri autorizzati dal magistrato del tribunale di Milano, allontanati con forza i parenti e trasfuso. Durante la trasfusione il suo cuore cede per lo stress subito e muore d’infarto.

E’ forse questo il comportamento di uno stato laico? Perché in materia di fede che è un fatto rigorosamente privato, lo stato non procede laicamente per tutti “etsi Deus non daretur”? In verità ciò che come Associazione Coscioni troviamo estremamente immorale è non aiutare le persone afflitte da malattie attualmente incurabili in nome di superstizioni ed antiche credenze metafisiche assolutamente instabili nel tempo. Che non esista una cesura netta tra mondo vegetale ed animale lo dimostra il numero di geni che condividiamo con il resto degli esseri viventi che raggiunge il 98% tra l’animale uomo e l’animale scimmia. Basandosi su queste nuove conoscenze gli scienziati inglesi hanno avuto il permesso dal loro governo, di spingere la ricerca sugli “embrioni chimera”, ovviamente questo nuovo filone di ricerca non è stato bene accolto in Vaticano tant’è che Elio Sgreccia, presidente della pontificia accademia per la vita l’ha definito un atto mostruoso.

Ma che male c’è a voler disporre di terapie efficaci per curare tante malattie oggi considerate incurabili? Tanto più in quanto tutti i risultati che poi la tecnica ci ha messo a disposizione sono stati alla fine utilizzati anche da tutti coloro che vi si opponevano. Non era considerato un atto mostruoso sezionare i cadaveri per capire il funzionamento dell’organismo umano o per verificare gli effetti di tante malattie e capire come porvi rimedio? Non erano, come già detto più sopra, proibite anche per i cattolici le trasfusioni da sangue? Perché dunque uno stato laico non dovrebbe prendere in considerazione tutti coloro che vogliono guarire e non solo quelli che non vogliono che costoro guariscano? Se tra qualche anno, grazie alla lungimiranza dei politici britannici, gli scienziati del Regno Unito potranno riuscire a creare embrioni contenenti materiale di animale umano e animali di altra specie, che si dimostreranno fondamentali per la cura di malattie degenerative altrimenti incurabili, che facciamo? Blocchiamo le frontiere per evitare che alcuni dei nostri infermi disperati possano avere l’insano desiderio di star bene? Cosa inventeranno quelli che ci hanno imposto la legge 40/2004 così mettendo i nostri ricercatori nelle condizioni di andarsene in altri paesi dove poter contribuire al fronte più avanzato delle ricerche biotecnologiche?

Per questo motivo auspichiamo che il nostro Paese riesca infine a superare quegli antichi pregiudizi di derivazione religiosa, che per tanti secoli hanno fermato e fatto regredire la conoscenza dell’uomo, e che lo stato italiano laico diventi realmente tale.

Fonte: Associazione Luca Coscioni del Friuli Venezia Giulia 28 Gennaio 09

Convenzione Onu, è del Senato il primo si al decreto di ratifica

L’aula di Palazzo Madama ha approvato all’unanimità il ddl di ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, dando il via libera anche all’istituzione presso il ministero del Welfare di un Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità. Respinti tutti gli emendamenti

ROMA – Il Senato ha approvato all’unanimità il ddl di ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità siglata a New York il 13 dicembre 2006 , dando il via libera anche all’istituzione presso il ministero del Welfare di un Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, presieduto dal ministro del Lavoro e composto da un massimo di 40 membri. Il provvedimento passa ora all’esame della Camera. L’assemblea di Palazzo Madama ha respinto tutti gli emendamenti presentati all’art.3 del ddl (erano sei quelli presentati da esponenti radicali che lamentavano l’eccesso del numero dei componenti l’Osservatorio e il loro costo). Sugli altri articoli non era stata presentata alcuna proposta di modifica). E’ stato invece approvato con il parere favorevole del governo un ordine del giorno presentato dal Pd che che impegna fra l’altro il governo a presentare entro 6 mesi dall’entrata in vigore della legge “un apposito Piano di azione per l’implementazione dei contenuti della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, con riguardo alle politiche per la disabilità adottate dal ministero”.

ORDINE DEL GIORNO – Il documento approvato impegna il Governo “a predisporre e presentare al Parlamento, entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge, un apposito Piano d’azione per l’implementazione dei contenuti della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, con riguardo alle politiche per la disabilità adottate dal Ministero” e a “riferire sulla idoneità e funzionalità dell’Osservatorio”. Inoltre si impegna l’esecutivo “a reperire le risorse finanziarie necessarie a garantire il recepimento della Convenzione e il pieno ed effettivo esercizio dei diritti a tutt’oggi riconosciuti dal nostro ordinamento alle persone con disabilità e alle loro famiglie”.

PROTESTE – Ai radicali, così come è strutturato l’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità non piace proprio. “E’ un soviet supremo della disabilità”, dice Marco Perduca nell’aula del Senato. Secondo l’esponente radicale in questo “Osservatorio composto da 40 membri c’e’ una minima presenza proprio dei disabili” e “le risorse impiegate, 500 mila euro, vengono prelevati e tolti dal fondo delle politiche sociali”. Insomma, “si fa un po’ come nel passato: si mettono sotto tutela i disabili e poi gli si tolgono anche i soldi”. E’ proprio su questi punti che i senatori radicali Marco Perduca, Donatella Poretti ed Emma Bonino avevano presentato una serie di emendamenti per abolire la struttura o modificarne l’impianto. Tutti gli emendamenti, come detto, sono stati però respinti dall’Aula.

Fonte: www.superabile.it 28 Gennaio 09

FISH, comunicato stampa

Comunicato stampa della Federzione Italiana Superamento Handicap

La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha indetto per il giorno 28 gennaio a Roma una riunione della

Conferenza Unificata, nel corso della quale verranno discusse una serie di questioni relative al sistema educativo del nostro paese, tra cui la riorganizzazione della rete scolastica e la revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e didattico della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione.
 
Il confronto riguarderà quindi lo schema di regolamento sugli organici e la formazione delle classi, in attuazione dell’articolo 64 del Decreto Legge 112/08, convertito dalla Legge 133/08, nel quale vengono affrontati alcuni aspetti che potrebbero pregiudicare la qualità dell’inclusione scolastica di moltissimi alunni con
disabilità.

All’articolo 7, comma 2 di tale schema si legge infatti che “le classi frequentate da alunni con disabilità non possono avere, di norma, più di 20 alunni”; ma nel successivo comma 3 si afferma in contrasto con questo principio che: “Le classi e le sezioni delle scuole ed istituti di ogni ordine e grado che accolgono alunni con disabilità possono essere costituite anche in deroga al limite previsto dal comma 2”. E’ evidente come le previsioni del comma 3 vanifichino quanto stabilito dal precedente comma 2, in quanto risulta in maniera chiara la assoluta discrezionalità attribuita all’amministrazione scolastica nell’aumentare il numero di alunni anche nelle classi con al loro interno uno studente con disabilità.
 
La Fish (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), come precedentemente sollecitato al Ministro dell’Istruzione – senza ricevere risposte a riguardo – torna ad invitare il Governo ad eliminare dal testo in discussione il citato comma 3 dell’articolo 7. Alla vigilia di questa importante riunione della Conferenza Unificata (sede congiunta della Conferenza Stato- Regioni e della Conferenza Stato-Città ed autonomie locali) la Federazione intende inoltre stimolare gli Enti locali a far proprie queste richieste del movimento per i diritti delle persone con disabilità, per contrastare il serio rischio che con il via libera a classi eccessivamente numerose venga affossato il livello della qualità della inclusione scolastica e di tutto il sistema di istruzione italiano.

Ufficio Stampa FISH
ufficiostampa@fishonlus.it

Fonte: Luca Coscioni 27 Gennaio 09

Fazio: entro fine febbraio una Commissione sulla Sla

Circa cento ammalati di Sla e loro familiari hanno partecipato ieri mattina a Roma a una manifestazione promossa da Aisla, Uildm e Fish. E il sottosegretario alla Salute Fazio promette una rapida entrata in vigore del pacchetto Lea e la creazione di una Commissione sulla Sla con compiti consultivi. Melazzini (Aism): “Ora attendiamo la prova dei fatti”

ROMA – Una rapida ratifica del pacchetto dei nuovi Livelli essenziali di assistenza da parte della Conferenza Stato Regioni, l’aggiornamento del nuovo Nomenclatore tariffario dei presidi, delle protesi e degli ausili e la creazione di una commissione Sla con compiti consultivi. Queste le promesse del sottosegretari con delega alla Salute, Ferruccio Fazio, a una gruppo di circa cento ammalati di Sla e loro familiari che, ieri mattina, hanno manifestato a Roma nel corso di un sit-in svoltosi in Piazza Castellani, nei pressi della sede del ministero della Salute. L’iniziativa – promossa dall’Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica (Aisla), dall’Unione italiana per la lotta alla distrofia muscolare (Uildm), dalla Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap (Fish), dal Forum Slaitalia e da altre associazioni di pazienti – aveva l’intento di richiamare l’attenzione del ministero sulla necessità di attuare urgentemente alcuni provvedimenti ritenuti particolarmente necessario per il sostegno di queste “fasce deboli” di cittadini.

Nel corso della giornata una delegazione composta da Mario Melazzini (presidente di Aisla Onlus e malato di Sla), Sebastiano Marrone (anch’egli affetto dalla medesima patologia), Valeria Scarpiello (rappresentante dei famigliari dei pazienti con Sla) e Marcello Tomasetti, presidente della Uildm Roma, sono stati ricevuti dal sottosegretario Fazio. “Il sottosegretario Fazio – riferisce il presidente di Aisla, Mario Melazzini – ha ribadito che il pacchetto dei nuovi Livelli di Assistenza, portatori di innovazioni relative ad ambiti assistenziali che necessitano di particolare tutela, con particolare attenzione all’assistenza continuativa con pronta disponibilità medica e presenza infermieristica sulle ventiquattro ore, in termini di cure domiciliari destinate ai malati in fase terminale, bisognosi di supporto per le loro funzioni vitali, è pronto per essere ratificato dalla Conferenza Stato Regioni così come il nuovo Nomenclatore tariffario dei presìdi, delle protesi e degli ausili contenuto. Il professor Fazio ha detto che spera che ciò possa avvenire già il prossimo 5 febbraio”.

“Ho sottolineato anche la disomogeneità delle misure assistenziali in favore dei malati di Sla presenti nelle varie regioni italiane – ha proseguito Melazzini -. Per tale motivo ho richiesto al ministero della Salute una necessaria verifica riguardo allo stato di impiego dei fondi stanziati nel 2007 e attribuiti alle singole regioni per l’acquisto di comunicatori ad alto contenuto tecnologico da destinare ai malati che abbiano perso l’uso della parole”. Inoltre, il sottosegretario Fazio ha anticipato anche che entro la fine del mese di febbraio verrà insediata una Commissione Sla: un organo snello che avrà compiti consultivi e sarà composto da tre tecnici e da rappresentanti di Aisla e dello stesso ministero. “Al momento siamo fiduciosi sulla validità e sulla rapida entrata in vigore delle misure assistenziali promesse dal prof. Fazio – ha concluso Melazzini. – Ora attendiamo la prova dei fatti”.

Fonte: www.superabile.it 27 Gennaio 09

Parcheggio disabili: parte la campagna informativa dell’Unione europea

La Commissione Europea Occupazione Affari sociali e Pari opportunità ha lanciato una campagna informativa per far conoscere le caratteristiche del contrassegno europeo di parcheggio per i disabili. Tale contrassegno consente a un disabile, che ha diritto a particolari agevolazioni nel Paese in cui risiede, di beneficiare delle facilitazioni offerte ai disabili negli altri Paesi dell’Unione in cui si sposta. L’iniziativa è stata promossa dopo l’approvazione, avvenuta in data 3 marzo 2008, da parte del Consiglio dell’Unione Europea, della Raccomandazione 2008/203/CE sul contrassegno di parcheggio dei disabili (che modifica la raccomandazione 98/376/CE). Il contrassegno europeo è stato introdotto da una raccomandazione del Consiglio nel 1998. La raccomandazione prevede che i contrassegni per disabili abbiano caratteristiche uniformi e che vengano riconosciuti da tutti gli Stati membri, in modo da facilitare gli spostamenti in auto dei loro titolari. L’allegato della raccomandazione, intitolato: “Disposizioni relative al modello comunitario uniforme del contrassegno di parcheggio per disabili”, precisa le caratteristiche del contrassegno europeo (misure, colore, plastificazione, indicazioni riportate). Spetta agli Stati membri rilasciare il contrassegno, in base alla propria definizione di disabilità e secondo le modalità loro prescelte. La raccomandazione non si propone infatti di modificare le norme nazionali sul rilascio del contrassegno di parcheggio per disabili; tuttavia, il fatto che il contrassegno sia riconosciuto in tutta Europa facilita notevolmente la libera circolazione e l’autonomia dei disabili nella Ue.

In Italia si può fare riferimento al Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali – D.G. per l’inclusione sociale e la CSR/Divisione V (Via Fornovo 8, 00192 ROMA).

Il testo delle raccomandazioni comunitarie (in lingua inglese)

Fonte: www.superabile.it 21 Gennaio 09

Sla/10 milioni di euro. Associazione Luca Coscioni no ad una ennesima commissione Sla. I malati non siano più vittime di un incredibile e kafkiano gioco dell’oca

Dichiarazione di Josè de Falco, membro di giunta dell’Associazione Luca Coscioni, responsabile per le politiche sulla disabilità

Oggi il sottosegretario Fazio nel ricevere una delegazione di malati di Sla, in merito all’utilizzo dei fondi stanziati nel 2007 per gli ausili per la comunicazione ha detto che una costituenda commissione se ne occuperà. Il rinvio del problema ad una ennesima commissione ci lascia senza parole… prima di trarre ulteriori considerazioni ricapitoliamo i fatti che da tre anni fanno morire i disabili gravissimi nel silenzio vittime di un incredibile e Kafkiano gioco dell’oca.
 
Nel gennaio del 2007 il ministro Turco invitata al Convegno “Tecnologie e Riforme contro la Disabilità” organizzato dalla Associazione Luca Coscioni a Milano dichiarò l’intenzione di procedere allo stanziamento del fondo di 10 milioni di euro dedicato agli ausili tecnologici – come quelli che aveva utilizzato Luca Coscioni.
 
Alle parole del ministro si diede seguito con accordo ai sensi dell’articolo 4 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano sancito in Conferenza Stato-Regioni il 10 agosto 2007 vincolando 10.000.000 di euro, ai sensi dell’articolo 1, commi 34 e 34-bis, della Legge 23 dicembre 1996, n. 662 per la realizzazione degli obiettivi di carattere prioritario e di rilievo nazionale per l’anno 2007.
 
Nel luglio 2008, lo stesso governo ad una precisa interrogazione del PD, interrogato sulla fine dei 10 milioni di euro, rispose per voce del sottosegretario Martini che risultavano pervenuti presso il Ministero 14 progetti per la «Facilitazione della comunicazione nei pazienti con gravi patologie neuromotorie» e che non era stato possibile erogare i fondi in quanto l’iter procedurale era ancora in corso. In tale contesto si riportava una tabella con l’importo del fondo e la presentazione o meno del progetto di impiego da parte delle regioni che alleghiamo in coda al presente comunicato.

Da luglio scorso – per 14 regioni italiane- era quindi possibile par il governo – con un minimo di impegno – sbloccare i fondi attraverso una delibera del CIPE.

Nulla è stato fatto in questi mesi. Chi si vuole prendere in giro quando si rabboniscono i malati affetti da gravissime patologie (alcuni dei quali in questi anni di pantomima burocratica sono morti senza poter comunicare) quando si rimanda ad una commissione costituenda il monitoraggio e verifica sull’impiego dei fondi stanziati 3 ANNI fa dal passato governo? Perché delegare una ennesima commissione per fare quel che è già stato previsto?

Una commissione in cui tra l’altro l’Associazione Luca Coscioni non è stata in alcun modo coinvolta pur avendo avuto il merito (o colpa?) di dare priorità politica a tutta la tematica degli ausili senza pretendere prebende o strapuntini per gestire la quanto stanziato.

Il governo, il ministro, se vuole può sbloccare gran parte dei fondi in pochi giorni. Se vuole farlo lo faccia e basta senza baloccarsi con un ennesimo comitato.

Tabella riassuntiva degli stanziamenti e dei progetti presentati dalle regioni:

Regioni Fondi vincolati (Accordo Stato- Regioni 1o agosto 2007) Importi richiesti Numero progetti

PIEMONTE 738.996,86 738.997,00 1
VALLE D’AOSTA 21.102,02
LOMBARDIA 1.612.753,37 1.612.753,00 1
BOLZANO 82.077,64
TRENTO 85.598,84
VENETO 806.497,87 806.498,00 1
FRIULI 205.658,35 205.658,00 1
LIGURIA 274.057,38 274.057,00 1
EMILIAROMAGNA 712.754,90 712.755,00 1
TOSCANA 616.130,48 616.130,00 1
UMBRIA 147.719,61 147.072,00 1
MARCHE 260.215,23 260.215,00 1
LAZIO 902.914,64 902.915,00 1
ABRUZZO 222.173,44 222.173,44 1
MOLISE 54.620,88
CAMPANIA 985.661,34
PUGLIA 693.004,16 693.004,00 1
BASILICATA 101.118,08 101.118,00 1
CALABRIA 341.167,09
SICILIA 853.968,66 600.000,00 1
SARDEGNA 281.809,15

TOTALE 10.000.000,00 7.293.993,05 14 

Fonte: Luca Coscioni 26 Gennaio 09

Dillo al Messaggero / Sprecopoli delle Asl. La carrozzina? Ci costa il quadruplo

Sprecopoli delle Asl. La carrozzina? Ci costa il quadruplo

ROMA – Un cuscino ortopedico acquistato a Udine, stesso codice, stesso prodotto, costa il triplo che a Biella. Un materasso antidecubito acquistato dalla Asl di Milano può costare anche il 30% in più di quanto lo ha pagato la Asl di Varese che pure è capofila e mette insieme qualcosa come 4 milioni di utenti.E una carrozzina pieghevole ad autospinta stabilizzante per adulti (cod. 12.21.06.039, decreto ministeriale 322/1999) pagata cash 136 euro a Roma può essere fatturata alla Asl 473,38 euro + Iva (4%). È la sprecopoli delle Asl.

Problema che riguarda tutti e in particolare 3 milioni di anziani non autosufficienti, più disabili e invalidi. Tutti alle prese con il federalismo sanitario, macrocosmo dove ognuno munge la sua mucca e tutti mungono qualcosa. Che vuol dire, però, business milionario per qualcuno e chiusura “causa fallimento” per altri.
Ecco quello che un piccolo imprenditore romano costretto a chiudere il suo negozio di articoli sanitari ha raccontato a Dillo al Messaggero: “Se avessi avuto soldi da investire oggi sarei ricco, mi sarei convenzionato con le Asl, avrei comprato a 100 per ricavare 500. Perché gli affari li fa chi può rimanere anche 2 o 3 anni senza incassare un euro per poi realizzare grandi utili. Soldi sicuri, perché le regioni pagano tardi. Ma pagano e con gli interessi. E se alla fine ti fai i conti è meglio che giocare in Borsa”.

Ma per uno che ha tentato onestamente di giocarsi le sue carte altri dieci si allargano. “Il sistema dell’assistenza protesica è fuori controllo, non ci sono più regole. Le Asl non sanno cosa comprano. Non controllano la qualità. Chi fa gli acquisti spesso non è competente e il servizio sanitario nazionale non sa quanto spende”, ammette, senza giri di parole Maria Teresa Agati, presidente del Csr, il Centro studi e ricerche della Confindustria.
Il Nomenclatore è un sistema di norme datato 1999 con elenchi che risalgono al ’95. Fissa le tariffe di riferimento per le singole tipologie. La Corte dei conti lo revisionò e la Bindi, all’epoca in cui era ministro, pose come limite di validità il 31 dicembre del 2000 rilevando “disfunzioni nel corretto funzionamento del mercato”.
L’Antitrust tirò una riga. Distinse tra prodotti personalizzati da erogare a tariffa, e prodotti standard da acquistare con procedure pubbliche di gara. “Ma oggi siamo all’assurdo – denuncia la presidentessa del Csr, che da almeno 10 anni studia il settore – che uno stesso articolo può essere pagato il doppio o il triplo da due Asl confinanti. E allora chi ha sbagliato? Chi ha pagato un letto 70 euro in cambio di un prodotto scadente o chi ne ha sborsati 200 scegliendo il migliore? Senza dire che molte gare sono fatte mettendo insieme decine di tipologie diverse e poche unità di un prodotto civetta”.

Sanità low cost. Il Nomenclatore elenca le tipologie ma non definisce i requisiti essenziali del prodotto, come invece succede in Francia e in Germania o anche nei Paesi scandinavi che pongono da sempre un’attenzione al riutilizzo. Vengono indicati marchi, modelli, caratteristiche, prezzi. Da noi ci sono molte aziende serie che rispettano i parametri, curano i particolari, realizzano materiale riciclabile ma magari non hanno accesso al credito. E altre più spregiudicate che costruiscono prodotti fatti su misura per il Nomenclatore che non sono efficaci. “È un sistema che doveva finire 8 anni fa ma che è già sopravvissuto agli ultimi 3 governi”, punta il dito Teresa Agati. Carrozzine e materassi low cost: da dove arrivano? “Basterebbe guardare le nostre importazioni doganali e il dato diventa ineludibile. Ad una sala espositiva di una Asl del Centro Italia 3/4 dei prodotti erano cinesi”

Gomorra. La scena è la stessa che Saviano racconta nell’incipit del suo best-seller. Carrozzine, materassi antidecubito, letti ortopedici, busti, che sbarcano nei porti di Napoli, Taranto o Palermo. I camion scaricano i container con all’ interno presidi made in China. Sono destinati a malati gravi, disabili, pazienti affetti da patologie invalidanti. Ma sono pensati per rientrare nei requisiti minimi, conformi alle nostre direttive, fatti per costare poco ai fornitori, molto alle nostre Asl. Un esempio su tutti un cuscino a disco elastico antidecubito, pagato 78 euro da Milano1, è costato 36 a Biella ma è fatto con gli scarti dei tappi per le orecchie.

Interessi boom. Il Nomenclatore elenca vecchie tipologie che non tengono conto delle innovazioni intervenute negli ultimi 10 anni in un settore dove la tecnologia gioca un ruolo determinante. Tutto va al rallentatore anche i pagamenti. “Abbiamo trovato fatture non pagate che risalivano al 2002 – fa sapere Luigi Nieri, assessore al Bilancio della Regione Lazio, la più indebitata d’Italia, quella che toccò il picco dei 10 miliardi di “buco” – Abbiamo pagato interessi superiori al capitale”. Per un credito di 6 mila euro la quota di interessi moratori era arrivata a 20 mila, che sono diventati 10 mila dopo la transazione.

Il settore delle ortopedie è costituito da centinaia di piccoli fornitori, per la stragrande maggioranza onesti. Alcuni non ce l’hanno fatta, i ritardi li hanno mandati gambe all’aria. Altri hanno ceduto il loro credito a società gestionali. La Regione Lazio s’è vista così aggredita da centinaia di decreti ingiuntivi. In questa guerra senza esclusioni di colpi c’è stato anche chi da fornitore si è trasformato in finanziaria. E chi dinanzi ad una Regione disposta a trovare un accordo per pagare i debiti accumulati dalla Asl ha preferito tirare per le lunghe e continuare a incassare il ricco 10% annuo.

All’inizio del 2008 il ritardo medio della Pisana oscillava intorno ai 440 giorni. «Ora siamo scesi a 280 ma il nostro impegno già in questi primi 6 mesi del 2009 e attestarci intorno ai 180 giorni, come prevede la delibera adottata dalla giunta regionale», rivendica Nieri. I fornitori si sono impegnati dal canto loro a rinunciare al contenzioso e nel contempo spingono per aggiornare le tariffe. La Protesica insieme ai Reagenti rappresenta una delle categoria da monitorare. Alla Regione si sta mettendo in piedi una centrale unica per gli acquisti. L’alternativa è continuare a pagare un articolo il triplo del costo reale di mercato. Per scoprire magari un giorno che veniva dalla Cina.

Fonte: Il Messaggero.it 26 Gennaio 09

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