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Archivi per il mese di “maggio, 2010”

29/05/10 Discorso Assemblea Regionale

 

Care Democratiche e Democratici,

oggi sabato 29 maggio 2010 è arrivato il momento di fare una valutazione onesta degli errori che “abbiamo compiuto” durante tutto l’arco di queste elezioni Regionali, perché fare un’Assemblea e non discuterne diventerebbe un po’ inutile. L’Italia va male, il Paese è isolato a carattere Internazionale e il Partito Democratico è il Partito traino dell’opposizione che non aumenta i propri voti, ma inesorabilmente li perde. Con più del 60% dell’astensionismo. Questo presume che dovremmo interrogarci maggiormente sulle  ragioni di ciò, a prescindere dal ruolo che ciascuno di noi ricopre. In lontananza vedo la Segreteria che di colpe ne ha forse davvero troppe, perché non è stata in grado di mettere in campo una rosa di nomi. Perché non ha dettato linee chiare, perché non ha dato quel “Senso” al Partito Democratico sbandierato tanto al vento. Le “famose mele” attaccate al ramo si sono staccate, sono cadute, ma sono marcite. Perlomeno nel Lazio. Diciamocelo. Il nostro carissimo Segretario Nazionale, Pierluigi Bersani, il quale dopo le Primarie ha voluto che il candidato, nel Lazio, venisse scelto tra i suoi sostenitori di mozione ha diviso ancor di più il nostro agire politico mentre la più elementare logica dice che dobbiamo essere uniti e concordi soprattutto nelle decisioni essenziali per il partito. Credo che, oggi, per ciò, discutere e decidere il metodo significhi anche impegnarsi ad applicare le regole ma anche avere dei contenuti e dei nomi che li rappresentino in modo credibile. I nostri Dirigenti avrebbero dovuto capire il rischio di una alleanza con l’Udc, Partito avvezzo al compromesso e interessato alla mera sopravvivenza degli equilibri, sempre a loro favore e da loro dettati, ancorché privi di un sostanzioso consenso elettorale. Era necessario far emergere la nostra classe dirigente più credibile, ma invece no, noi siamo aperti, liquidi e immobili, come bradipi attaccati al sogno chiamato Democrazia. Anche se ammetto e ripeto che sono stati compiuti diversi “errori”, credo però, che sia giunto il momento di una profonda consapevolizzazione dello stato dei fatti con decisioni “razionali, decise, forti e se ce ne bisogno anche dure” per darci una concreta possibilità di emergere come Partito alle prossime Elezioni, perché non possiamo né vogliamo più permetterci, con un atteggiamento un po’ masochistico, di rimanere all’opposizione in eterno. Per realizzare ciò, a mio avviso, dobbiamo innanzi tutto cercare un contatto più diretto con i cittadini: scordiamoci le televisioni che, dopo la paventata uscita di Michele Santoro, su cui anche qui abbiamo balbettato, e le dimissioni di Maria Luisa Busi, risultano sempre più inutili ed asservite ad una mentalità bigotta, a voce unica ed antidemocratica; sosteniamo il turnover della nostra classe dirigente dando man forte e spalleggiando candidati con una nuova energia e con proposte e mentalità più “fresche”, giovani e innovative. Non lo dico per interesse personale, ma perché ho la convinzione che “cambiamento, innovazione, merito e trasparenza” siano termini imprescindibili e se confondiamo il necessario ricambio della classe dirigente con il “nuovismo” chiudendo bruscamente e brutalmente il discorso  parlando solo delle simpatie o antipatie di un candidato, secondo me non facciamo un passo in avanti ma due indietro. Ritengo che concetti quali spirito di gruppo, identità e senso di appartenenza rischiano di apparire come slogan privi di significato se, ancor prima, non si recuperano beni “essenziali” sui quali si fonda il lavoro: la fiducia reciproca e il senso della chiarezza. Principi che sono alla base della valorizzazione della persona. Dobbiamo risolvere all’interno del nostro Partito il problema della meritocrazia, perché se continuiamo invece a parlarci addosso ed attaccarci fin dall’interno, perdiamo ulteriormente credibilità e ovviamente la gente non si fida più di noi, vedesi anche buona parte dell’astensionismo. Urge poi la necessità di avvicinarsi alla popolazione proponendo idee chiave, facendo scelte nette usando parole semplici e comprensibili quali lavoro, tasse, precarietà, sanità, scuola, ambiente, ricerca etc etc. Se il nostro linguaggio continuerà ad essere non alla portata di tutti, ma solo “universitario” o politico, significa che i nostri pensieri arrivano e sono compresi solo da poco più del 2% della popolazione, contro un cinquantuno che invece aspiriamo a conquistare. Quanto dimostratosi in Emilia Romagna, a parer mio, è forse ancora più grave del caso Lazio, in quanto dimostra il lavoro della nuova Assemblea legislativa regionale con ancora un “inciucio” tra PD e PDL denunciato dai consiglieri del MoVimento a 5 Stelle, Giovanni Favia ed Andrea Defranceschi, a cui abbiamo detto: “Noi non interferiamo con le minoranze!”.  Lasciando così, che il Popolo della Libertà facesse piazza pulita di tutti i posti di garanzia e di controllo. Concludendo vi saluto calorosamente e ringraziandovi dell’ascolto auguro  a tutti una buona politica.

Marco Gentili.

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