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Archivi per il mese di “gennaio, 2011”

Ogni santo giorno

Carissimi ragazzi, dopo il Waka Waka di Minzolini ho provato anch’io a prendere una canzone attualmente in voga e cambiare il testo. Purtroppo, non posso né cantarla né ballarla, ma credo sia opportuno leggerla ascoltando in sottofondo il videoclip di Gianna Nannini. 🙂

Ogni giorno ci sorprendi
un po’ t’inventi un po’ ti dai
Ogni tanto perdi il filo e non governi più
sento il tuo nome chi ti credi l’odo a tutte l’ore 
Duri un attimo
E non fai più spavento
compri tutto e non ti fermi

Berluscon che nulla hai dato al mondo
Quando il tuo messaggio arriverà
Sarà il dolore di un crescendo
Sarà come tutti i giorni

Berluscon che nulla hai dato al mondo
Quando questa rabbia esploderà
Sarà la fine di ogni legislatura
Sarà come cadere a terra

Ogni tanto mi sospendo telecomando in mano guardo te
Sei indagato ma non dai rossi.. tutto rinneghi, anche la pedofilia

Berluscon che nulla hai dato al mondo
Quando l’estate arriverà
Sarà il dolore di un crescendo
Sarà l’ora delle elezioni

Ogni tanto penso a te
Sposti tutti i miei ideali

Berluscon che brutto vederti al mondo

Berluscon che brutto darsi al mondo
Quando questo governo esploderà
Vivrai nel buio di una cella
per non far ancora male sulla terra

Giornata Mondiale del Rifugiato e del Migrante

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16 gennaio 2011
Piazza G. Matteotti, 6 – 01016 Tarquinia (VT)

 

Buon pomeriggio a tutti voi qui presenti,

come è buon rito da sempre, ringrazio tutti coloro che hanno gentilmente aderito e hanno contribuito a questa mia iniziativa, nata dalla volontà di dar vita ad un incontro che portasse di nuovo al centro dell’attenzione la figura dell’immigrato. Non a caso, ho voluto che tale avvenimento ricorresse proprio oggi, 16 Gennaio, giornata mondiale dedicata al Migrante e al Rifugiato.

Il vero fulcro d’interesse specifico per questa iniziativa è frutto di una sempre più crescente consapevolezza quotidiana sul ruolo di queste persone che per il complessivo benessere sociale ed economico del Paese costituiscono un innegabile valore aggiunto, spesso e volentieri non riconosciuto dalla maggioranza della popolazione italiana. Ogni giorno ci troviamo di fronte a casi di razzismo infondato e di maltrattamenti culturali e ogni giorno ascoltiamo, senza dare la dovuta rilevanza ai diversi contesti, le parole di chi vede solo il lato oscuro del fenomeno, istigato come è dalla cultura della paura e della divisione che imperversa tra tutte le frange della cittadinanza.

Ormai da decenni si è perso l’obiettivo reale della convivenza multiculturale, senza una adeguata comprensione delle dinamiche innanzitutto umane, poi culturali e sociali che sono alla base dei continui e inarrestabili processi di migrazione, che non a caso caratterizzano tutto il mondo. Siamo sempre e solo legati all’imbarazzante pregiudizio culturale che ci fa considerare gli immigrati “persone di utilità” più che persone di “vera individualità”, con diritti umani inviolabili. Siamo anche sempre più spinti a pensare che alimentino l’insicurezza nel nostro vivere quotidiano e a volte, aggiungerei, non in maniera priva di legittime motivazioni. Ma il compito di chi governa e anche di chi come noi si riunisce per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla questione è quello  di fornire risposte di carattere strutturale e non meramente emergenziale al punto che, come scrivono diversi autori esperti, “l’immigrazione deve essere sapientemente gestita e non solo arginata”. Perchè il concetto di immigrazione non è  univoco ma si intreccia con una moltitudine di temi di pari importanza fra loro quali l’accoglienza dei migranti, le condizioni giuridiche ed economiche che riguardano il loro accesso e il loro soggiorno, il controllo delle frontiere nazionali, la lotta all’immigrazione clandestina, il coordinamento internazionale e la convivenza tra popoli e culture differenti. Servono dunque risposte adeguate. Siamo consapevoli che le identità creano diversità ma non sempre le diversità creano frattura e conflitto. A maggior ragione sforziamoci mentalmente di tenerlo ben presente oggi; la nostra epoca si caratterizza per un’alta mobilità strutturale, mobilità di beni, di servizi, di capitali, di forza lavoro. Come ignorare o sottovalutare il tema immigrazione  in questa fase di interdipendenza globale?

Secondo i dati dell’Indagine ISTAT sulla popolazione straniera in Italia dovuta all’anno 2009 e secondo il Rapporto Migrantes – Italia nel Mondo, nel nostro Paese vivrebbero 4.200.000 immigrati mentre gli italiani residenti all’estero ammonterebbero a circa 4.028.370 milioni. Numeri vertiginosi che ci forniscono la consistenza del fenomeno, ma che a ben vedere si compensano a vicenda, della serie “siamo tutti in movimento”. Perché allora così tanto caos e allarmismo intorno al fenomeno? E forse quella che più spaventa è l’immigrazione clandestina, forse allora non è giusto denigrare l’immigrato che lavora e che da anni tenta di integrarsi nel tessuto sociale italiano perché giorno dopo giorno dimostra di farne parte. Forse è responsabilità del legislatore creare le condizioni affinchè l’Italia si doti di un quadro legislativo che possa regolarizzare gli immigrati che in maniera costruttiva da anni contribuiscono anche al nostro benessere generale e che per molti aspetti si sentono “italiani consanguinei”.  

La legge Bossi-Fini numero 189 del 2002 ha inasprito le regole di soggiorno estendendo i motivi che rendono uno straniero passibile di espulsione tanto che dalla maggior parte è considerata una legge xenofoba e razzista. Con essa e con la legge Maroni si è arrivati ad un punto di stallo favorito anche dalle leggi precedenti che hanno tentato, in maniera non costruttiva e quindi fallimentare, di stabilizzare gli immigrati già presenti da anni in Italia. Ciò è indice di una disgregazione politica e funzionale nei confronti di questo sistema che ha bisogno sempre di più di comprensione e di interventi trasversali, sempre in nome della legalità e dei Diritti Umani.

Ma la prima domanda che sorge è: “Gli immigrati rappresentano una risorsa o un pericolo per il nostro Paese?”. Se non si stabilisce e ci si trova d’accordo almeno su questo aspetto, da dove partire per intavolare un discorso “sano” e coerente? Credo che l’unica risposta veritiera in merito è che gli immigrati possono essere contemporaneamente entrambe le cose: se pensiamo agli imprenditori, dal Nord al Sud infatti, questi sono certamente una risorsa in quanto rappresentano ed occupano praticamente tutta la manodopera a basso costo, con ovvi benefici per i datori di lavoro e le aziende nel loro complesso. Se facciamo riferimento alla gente comune ed alla classe operaia in sè, invece, gli extracomunitari potrebbero essere visti e vissuti come un pericolo perché l’immigrato “ruba il posto di lavoro” che spetterebbe ad un italiano che non si vuole però prestare ad alimentare il circolo vizioso, ingiusto e malato del lavoro sottopagato e sfruttato. Infine e come ho già detto precedentemente, per molti e forse per la maggioranza,  l’appellativo immigrato è sinonimo di criminalità e delinquenza.

Credo che la nostra società abbia impostato male la questione fin dal suo sorgere: a mio avviso dovremmo cominciare a pensare all’immigrato guardandolo non solo in termini di risorsa o problema. Così facendo, infatti, ridurremmo il fenomeno dell’immigrazione e dell’immigrato stesso considerandolo alla stregua di un oggetto inanimato e privo di personalità, che serve solo ad espletare delle funzioni pratiche per dare un contributo solo concreto al complesso ingranaggio del nostro sistema economico.

Spesso, purtroppo, dimentichiamo che non siamo solo “homo economicus” e che, al contrario, a prescindere da razza e cultura, ogni individuo deve essere considerato, valorizzato e rispettato per la propria ed unica individualità, anche interiore.

In conclusione e prima di passare la parola a persone che giorno dopo giorno sono in campo e si battono in nome di questo sentito e complesso e delicato fenomeno, sempre più attuale, nel ringraziarvi per l’attenzione dedicatami, mi congedo citandovi una frase di Vincent Van Gogh, grande maestro di vita e di arte, che racchiude in sé un po’ tutto il senso di quello che stiamo dicendo:  “l’uomo è uno straniero sulla terra e la sua vita un viaggio scosso dalle tempeste”. Per questo dobbiamo essere sempre in prima linea per resistere ai continui ed inevitabili terremoti xenofobi.

Grazie ancora,
Marco Gentili

Il mio piccolo grande contributo

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Ieri 03/01/2011, e come ogni anno, ho effettuato la mia iscrizione all’Associazione Luca Coscioni che continuo ad apprezzare con entusiasmo e a sostenere giorno dopo giorno. Spero che il mio tradizionale gesto di condivisione possa essere emulato da tante altre persone che per i più svariati motivi avranno o hanno già avuto la bella occasione di avvicinarsi a questa Associazione che fin dal 2002 si impegna a favore della libertà di ricerca scientifica. Mi auguro di poter contribuire sempre di più, di anno in anno, allo sviluppo costruttivo di questo percorso verso la consapevolezza dei diritti individuali che appartengono a ogni cittadino e di poter partecipare un giorno al Congresso Mondiale per la libertà di ricerca scientifica presso il Parlamento Europeo.

Voglio consegnare alla ricerca quanto ad essa spetta perchè come sostiene Kary Mullis, Premio Nobel per la Chimica, 1993, “La scienza è simile all’arte e alla matematica: di per sè, non provoca danno. Il tentativo di controllarla, con la scusa di non condividere l’utilizzo che se ne fa e, di conseguenza, quello di interrompere l’apprendimento, è uno sforzo vano.”.

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