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Archivi per il mese di “ottobre, 2012”

IX Congresso dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica

 

Piazza Duomo 14, Palazzo Reale – Milano
Sabato 6 e 7 ottobre dalle 9.00 alle 20.00.

Ho il piacere di trovarmi in una città che nell’anno 2009 ha ospitato la seconda Assemblea Nazionale dei Giovani Democratici, evento durante il quale non mi fu possibile presentare la Mozione sulle Cellule Staminali Embrionali a causa del ritardo nella presentazione della documentazione inerente da parte della seconda arrivata alle Primarie di allora, Giulia Innocenzi. Assemblee nazionali, poi, mai più convocate.

Saluto tutti i congressisti e ringrazio l’Associazione Luca Coscioni per l’opportunità che ci concede in Italia, ogni giorno, di “lanciare” messaggi di speranza per tutti coloro che lottano quotidianamente contro l’oscurantismo politico ideologico, anche di natura dogmatico-religiosa, che purtroppo immobilizza lo spirito e la mente di milioni di italiani.

Ancora una volta sono qui per contribuire alla grande questione sociale del nostro tempo, quella che fa dei diritti dei disabili e delle persone colpite da malattia una battaglia a cui non si può rinunciare.

Sono qui, di fronte a voi, per ricordare quanto grandi siano, oggi come ieri, le possibilità e le prospettive di cura legate ai progressi della ricerca biomedica.

Sono qui per ribadirvi quanto sia importante la promozione dell’insegnamento del metodo scientifico nella nostra società, sia per l’apporto pratico che ne scaturisce, sia per il suo valore democratico e politico.

Sono qui per far arrivare il mio messaggio alle porte dell’Unione Europea, affinchè prosegua sulla strada del superamento dei divieti sulla ricerca scientifica, dopo la sentenza della Corte Europea dei diritti di Strasburgo che ha condannato la legge 40 italiana.

Sono qui anche perché credo fermamente nel principio di autodeterminazione individuale, quello che non può obbligare nessun essere umano a terapie contro la propria volontà.

Oggi vado contro quel sentimento di paura e di disinformazione che annienta l’intelligenza della collettività sociale e che molto spesso è generata dalla disparità nell’accesso ai benefici della ricerca. La difficoltà più grande che ci sovrasta è quella relativa ai possibili usi negativi delle nuove scoperte scientifiche ma siamo qui riuniti per acquisire la consapevolezza che all’etica della proibizione possiamo sostituire un’etica di responsabilità congrua alla parola libertà.

L’arma più potente che possiamo sfruttare, come sappiamo da anni, è quella dell’informazione e della sensibilizzazione, nazionale e transnazionale. Questa occasione di riunione è uno straordinario canale di mobilitazione delle idee, è una fucina di riflessioni da condividere e da esportare.

In Italia, rispetto a molti altri Paesi europei, la strada da recuperare, in termini di avanzamento scientifico, è palesemente ostacolata. Il freno ideologico e la scusa del riflettere per cambiare tutto e poi, nella migliore delle ipotesi, non cambiare niente rappresentano l’unica politica italiana.  

Viviamo nel nostro Paese una paralisi legislativa frutto di un atteggiamento fondamentalista che fa percepire come negative le nuove tecniche biomediche. 

Approfittando della giornata tiro in ballo anche il Partito, quello di cui faccio parte, quello Democratico. Prendo tale iniziativa perché dovrebbero essere i miei responsabili politici quelli che hanno il dovere di condurre il dibattito e le scelte finali, quelli che devono saper dare una risposta, gli stessi a cui ho indirizzato più volte una richiesta esplicita di partecipazione attiva ma che non hanno mai risposto.

Dialogare e confrontarsi sulle potenzialità insite nelle nuove scoperte scientifiche è prerequisito fondamentale per mantenere sempre viva l’assiduità nella ricerca. Questa costanza di cui parlo va anche oltre i risultati che la ricerca può produrre, è una costanza che dà il senso alto della funzione sociale della ricerca stessa, che ci offre il valore di provare, scrutare, elaborare, mettere in gioco le potenzialità della mente umana, che ci permette di sbagliare e sull’errore riformulare una nuova teoria con buon senso e ragionevolezza. Tutto ciò significa progresso democratico.

Il sistema elettorale su cui si sta lavorando, oltretutto, non lascia presagire nulla di positivo. Sarò troppo ideologico ma le due ipotesi che vanno da Sel all’Udc o quella che comprende Pdl, Pd e Udc sono assurde. La ricandidatura di Monti, poi, sarebbe una scelta tattica invece che democratica. Non so voi ma trovo che i politici italiani si vogliano mascherare dietro la disponibilità ad un nuovo incarico dell’attuale presidente del consiglio.

A lor Signori vorrei ricordare ancora una volta, però, che il nostro è un tema che ha una sua forte peculiarità che vede chiamati in causa i diritti di circa 650 milioni di persone in tutto il mondo.

E, rispetto a ciò, vorrei dire pochissime parole, ma schiettamente: nell’affrontare in tutte le sue implicazioni il discorso sulla ricerca scientifica dobbiamo – nell’universo della politica, delle attività di governo, della vita istituzionale, del Parlamento – liberarci da ogni meschinità e ristrettezza di vedute.

Non chiudiamoci in questo orizzonte di breve periodo, guardiamo più lontano al ruolo che deve svolgere il nostro Paese, agli sviluppi che più in generale deve assumere la ricerca scientifica sul piano nazionale e internazionale. E guardiamo a queste questioni con quel senso del futuro che è indispensabile per guidare qualunque Paese che si voglia ritenere civile.

Non posso concludere senza fare riferimento all’articolo 32 della nostra Costituzione che, già nel 1948, sanciva il diritto alla salute e affermava il “rispetto della persona umana”. Tale articolo deve essere il costante punto di riferimento per la ricerca scientifica e per le scelte politiche relative al tema della salute. Inoltre, il rispetto della persona umana deve essere garantito necessariamente attraverso la libertà di scelta, anche e soprattutto in relazione alla propria salute psico-fisica. I nostri rappresentanti non possono esimersi, dunque, dal considerare l’alto valore che questo articolo riveste e quante implicazioni esso comporta. Chiedo pertanto che chi di dovere legga nuovamente questo importante riferimento chiedendo quel cambiamento di atteggiamento indispensabile a garantire il raggiungimento con la mente aperta al futuro e al progresso scientifico.

Ringrazio tutti per la cortese attenzione, buon proseguimento di lavoro.

Cordiali saluti,

                                                                                                                                  Marco Gentili

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