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09/03/13 Discorso tenuto in Direzione provinciale dei Giovani Democratici

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GIOVANI DEMOCRATICI DI VITERBO
Marzo 2013 ore 14.00
Discorso tenuto in Direzione provinciale dei Giovani Democratici
dal Resp. alle politiche Sociali e i Diritti Civili dei GD di Viterbo Marco Gentili.
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Care democratiche, cari democratici,

in alcune delle principali città italiane la realtà politica a subire il più consistente spostamento di voti verso il Movimento 5 Stelle siamo stati noi. Ciò si riscontra anche in un rapporto dell’Istituto Cattaneo che ha effettuato un’analisi dei flussi elettorali in alcune grandi città – Torino, Brescia, Padova, Bologna, Firenze, Ancona, Napoli, Reggio Calabria e Catania – operando un confronto fra le elezioni per la Camera dei deputati del 2008 e del 2013. Da un lato il comico Beppe Grillo è arrivato dove neanche lui si aspettava potesse arrivare, dall’altro Berlusconi si è liberato dalle bende ed è riuscito a dimostrare di non essere morto. Di ciò devono entrambi ringraziare Bersani, che li ha lasciati fare.

Il voto del 24 e 25 febbraio ha ottenuto come risultato l’ingovernabilità e ha generato uno scenario apocalittico di alleanze difficilmente superabile. Ora l’inizio dello spettacolo è nelle mani di Bersani che purtroppo ha un solo vantaggio: tutto da perdere e nulla da guadagnare. La mossa disperata potrebbe essere solo una: mostrare quel mix di carisma e tenacia che finora è mancato. Al di sopra di tutto ciò c’è la trepidante Unione Europea che aspetta risposte e che si preoccupa di come dagli esiti del voto italiano si possa dare riscontro alle richieste di austerità che provengono dalla stessa.

Nonostante i media ci dicano tutt’altro, dobbiamo abbandonare l’idea che Berlusconi sia tornato nel cuore degli Italiani, perché in realtà Berlusconi ha rimontato poco o nulla. I dati di questi giorni ci dicono che: 4 elettori su 5 non hanno votato Berlusconi, mentre nel 2008 erano solo 3 su 5. Dunque dove si è spostato quel 20% di elettori? Le risposte possono essere tre: si sono rifugiati nell’astensione, da Monti oppure da Grillo. Quest’ultimo, rubando voti anche a Bersani, ha potuto creare un “partito”, che poi tanto partito non è, in grado di competere con gli altri due. Così, mentre 5 anni fa a dividersi la torta erano solo due coalizioni maggiori, oggi se la devono dividere in tre: ecco perché nessuno si è imposto e siamo ad una situazione di stallo.

Dobbiamo meditare molto sugli errori fatti: anche se D’Alema non si è candidato e abbiamo, all’80%, rinnovato la nostra classe dirigente, siamo sempre succubi degli errori passati, tra i quali rientra sicuramente la mancanza di una legge sul conflitto di interessi e l’accordo di non belligeranza sulle televisioni fatto a suo tempo con Berlusconi. Le stesse che, con l’aggiunta di La7, hanno incrementato il Movimento 5 Stelle. Non si può poi non citare l’errore strategico di Napolitano e di Bersani di accettare il governo Monti per compiacere l’Unione Europea, anziché andare subito al voto e togliere di mezzo una volta per tutte il nano malefico.

Ci rimane sempre, da vent’anni a questa parte, la forte convinzione che essere di sinistra significhi essere per il sociale, multiculturali, anti-razzisti, pacifisti, rispettosi delle donne, dei diritti degli omosessuali e dell’ambiente. Non c’è dubbio che, se dovessi scegliermi un amico per mangiare una pizza fuori e fare quattro chiacchiere, mi sceglierei una persona con queste qualità. La politica deve scontrarsi con la rappresentanza di interessi concreti e con l’aggregazione del consenso, e con queste cose i dirigenti di sinistra sembra proprio che non vogliano sporcarsi le mani.

Della campagna elettorale di Bersani non si ricorda una sola proposta. Ciò non significa che non abbia detto niente: ma che non ha detto niente di forte o che rimanga impresso. E soprattutto non è riuscito a valutare le istanze della società civile, da cui è scaturito il fenomeno Grillo.

Eppure gli spunti non mancavano: dichiarare Berlusconi ineleggibile (in quanto concessionario pubblico) o proporre una dura riforma della giustizia sono solo due esempi. Inoltre si poteva aggiungere, in sede europea, un impegno deciso a spingere la BCE a farsi da garante dei debiti degli Stati. Non è vero che essere onesti e credibili significa sempre rinunciare a slogan efficaci e a temi forti. Bersani ha preferito puntare tutto sul solo tema dell’identità: “siamo di sinistra, basta questo”. Con la crisi che attanaglia a molta gente solo questo non è bastato.

Il Partito Democratico dovrebbe compiere una svolta chiara: non verso il centro come molti commentatori e lo stesso Renzi auspicano; ma una svolta a sinistra, che ridia voce a temi quali la questione morale, la laicità dello Stato, la difesa del potere d’acquisto dei lavoratori, i diritti, la Costituzione nata dalla Resistenza, la rete di protezione sociale.
Lasciare scoperto questo lato costerebbe al Partito Democratico un sorpasso del Movimento 5 Stelle a sinistra e la sua condanna definitiva all’irrilevanza politica. Come Giovani Democratici abbiamo commesso altri errori. Sono capitato su http://www.lavoce.info e una analisi dei risultati elettorali mette in luce un voto generazionale giovanile verso il partito dei grillini.

Alla Camera, quasi la metà dei giovani hanno votato Grillo. Il più rilevante spostamento di voto della storia elettorale italiana. Qualcosa non è andato bene nella gestione del timone del Partito dei Giovani Democratici e spero che il Segretario Nazionale dei Giovani Democratici si sia posto qualche domanda in autoanalisi. Tra l’altro, tra pochi giorni, venerdì 15 Marzo, entrerà in Parlamento e mi chiedo su quali basi di merito gestionale. Giusto perché in questi anni ha saputo aggregare i giovani italiani è stato candidato e inserito in lista dalla direzione nazionale del Pd in Sicilia orientale?

Detto questo, e concludo, auguro a Fausto Raciti un buon inizio di carriera come deputato anche se prossime sono le nuove elezioni a parer mio. A noi e a tutta la giovanile lasci il compito di eleggere un nuovo Segretario Nazionale dei Giovani Democratici con elezioni Primarie perché non è più tempo di congressi. Oggi ci facciamo promotori di un documento in cui chiediamo esplicitamente le dimissioni del Segretario, uno dei motivi che ci spinge a farlo è l’impossibilità di tenere un doppio incarico istituzionale. Accumulando forse anche due stipendi. Altra cosa, avanziamo una proposta chiara che gli onorevoli eletti alla Camera e al Senato del Partito Democratico convoglino un tesoretto ai GD per svolgere attività di partito concrete e ben strutturate sul territorio.

Del resto anche il Segretario Pier Luigi Bersani ha affermato durante un’intervista nel programma “Che tempo che fa” che è ora disponibile rivedere la legge sui finanziamenti ai partiti perché la politica deve avere una qualche forma di sostegno pubblico, altrimenti la fanno solo gli ottimati e i miliardari. Diamo spazio ai giovani. Siamo un Partito e non un movimento.

Grazie ancora,
Marco Gentili

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