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Archivio per la categoria “Convegni e incontri vari”

10/12/11 Discorso tenuto in Direzione provinciale dei Giovani Democratici

Una Direzione Democratica abastanza “atipica” dove, invece di apportare delle risposte in ambito politico ci si è scagliati, dopo l’apertura del Segretario provinciale Michele Bassanelli, del “futuro” Segretario Nazionale Andrea Baldini (Resp. dell’organizzazione dei GD) e di Sara Battisti Segretario regionale dei Giovani Democratici del Lazio, verso l’intervento di Gianni Ottaviani [QUI ALLEGATO] trasmessoci telematicamente per l’impossibilità a partecipare, causa esami universitari e letto in apertura del dibattito. Detto questo, non mi rimane che dirvi che le Primarie non si terranno ma si andrà a Congresso.

Segue discorso tenuto nella Direzione dei Giovani Democratici il 10 dicembre 2011.

GIOVANI DEMOCRATICI DI VITERBO
Dicembre 2011 ore 17,30
Discorso tenuto in Direzione provinciale dei Giovani Democratici
dal Resp. alle politiche Sociali e i Diritti Civili dei GD di Viterbo Marco Gentili.

— — —

Cari Democratici e Democratiche,

buon pomeriggio a tutti!

Apprendo con grande dispiacere l’assenza di Fausto Raciti, anche se come mi pare di aver visto, qui sotto ha portato qualcuno e,  poi purtroppo, si è dato alla fuga, ma siccome non ho controprova sorvolo. Il  mio discorso è rivolto a lui e anche se non c’è lo faccio come se lui fosse presente, come se mi rivolgessi alla sua persona. Spero non sia offensivo nei confronti del suo presunto sostituto che saluto e a cui do il benvenuto.

Inizio col dire che da Sara attendo, come sa già, ancora una risposta all’e-mail che scrissi esattamente l’11 aprile 2011 a proposito della situazione grave e generale di immobilismo che già allora aveva intaccato la spinta politica propulsiva dei Giovani Democratici e spero che oggi possa o, meglio, possiate rispondere.

Per quanto riguarda te Fausto, come risaputo, è la prima volta che, correggimi se sbaglio, sei presente in questo palazzo della Federazione di Viterbo, per un appuntamento che è stato organizzato in vista del futuro Congresso dei Giovani Democratici.

In tre anni di mandato ricordo di averti ascoltato, insieme a tutti i giovani democratici, presenziando con piacere e voglia di contribuire politicamente ad un cambiamento costruttivo dei nostri tempi, alla Seconda Assemblea Nazionale dei Giovani Democratici e fu quella l’unica occasione in cui ti ho seguito con l’idea incoraggiante di abbracciare una nuova epoca intrisa di motivazione, di coraggio e di linee, come meglio dire, fattive.

Da allora, più di sapere che Fausto Raciti è il Segretario Nazionale dei Giovani Democratici, non ho saputo più nient’altro. Ho conosciuto dalla precedente Assemblea il tuo ruolo ed ero consapevole del compito che andavi a rappresentare politicamente ma, a parte questo, sei rimasto per me solo un emblema, solo una bandiera rappresentativa di una organizzazione che non ha realizzato un programma degno di tutelare la parte migliore di una generazione.

In questo lunghissimo periodo abbiamo tutti indistintamente appreso dalle tue parole, espresse in alcuni appuntamenti, l’inevitabile capitolare della politica del nostro Paese e abbiamo in tantissime occasioni, anche giustamente, evidenziato il fatto che i progetti dei Giovani Democratici non dovevano assolutamente appiattirsi sugli schemi interni del partito e che non dovevano rimanere estranei alla realtà in cui si nasce, si cresce e si vive, calata nella vita sociale e pubblica, vicina ai cittadini, alle cittadine e ai ragazzi del nostro tempo. Hai più volte esposto la difficoltà di gestire le dinamiche locali spesso complesse col dire poi che non erano però irrisolvibili.

Tutto ciò ti fa onore senza dubbio per la presa di coscienza di una realtà in crisi e che necessita di una lucida consapevolezza ma quello che non hai mai fatto è presentare sul tavolo un progetto politico e intellettuale che avrebbe dato un senso a questi tuoi tre anni di mandato.

Cosa risponderesti se ti rivolgessi le seguenti banali domande?: “Cosa hai fatto come Segretario dei Giovani Democratici” e “Quale è secondo te il ruolo di un Segretario”?, “Come hai concretizzato la capacità di intervento di cui ti sei fatto bandiera in qualche discorso che a fatica abbiamo seguito in appendice a qualche evento?”.

Mentre formuli le tue eventuali risposte, rivolgendomi con intensità e anche con rabbia a tutti i presenti, nonché anche a te, voglio assolutamente ribadire quanto segue: “c’era bisogno di aspettare Sanremo 2010 per inventarsi qualche cosa di programmatico dal Nazionale? Per cucire intorno ai giovani una cornice di visibilità? Senza averci detto e informati di nulla?”.

A questo punto, perché no! Potremmo proporre in questa sede di partecipare all’Isola dei Famosi oppure, che ne so, alla Talpa! Tanto a muoverci nel buio siamo abituati. Ragazzi, non posso non esprimermi diversamente, mi è rimasta soltanto la provocazione e me ne addoloro.

Abbiamo uno Statuto, abbiamo un organigramma, i giovani hanno una enorme opportunità di incidere con indirizzi politici seri e di arrivare molto lontano. La visibilità è un fattore che dobbiamo meritarci con l’organizzazione di un assetto a piramide che abbia il suo motore nell’attività politica dei giovani e il suo timone nella figura del Segretario Nazionale, fino ad oggi assente.

E’ palese, lo ripeto, che la giovanile in essere è molto distante da tutto quello che abbiamo appena menzionato. Questa non ha mai spiccato il volo e non si è mai veramente impegnata a darsi spinta alcuna per prefiggersi dei concreti obiettivi e darsi da fare con anima e corpo per raggiungere e realizzare una realtà circostante unita e compatta.

A tre anni dall’inizio di quella nuova fase politica che per molti avrebbe dovuto inaugurare il “secondo tempo” del Partito Democratico, io non ho preso atto di nessun cambiamento.

Vogliamo renderci conto che la giovanile racchiude in sé un tesoro prezioso, che la giovanile può essere e deve essere un laboratorio di idee guidato da persone che non siano ad un passo dalla soglia dei 30 anni e che, anche nel nostro territorio ha bisogno di essere rilanciato? Non possiamo continuare a tenerci attaccati al rimorchio del Partito Democratico nazionale o di quello viterbese. Siamo noi che, attivamente, dobbiamo aprirci una campagna innovativa che ci porti a cavalcare l’onda dell’innovazione.

Ci rendiamo conto che i temi da trattare sono tanti? Dal diritto ad un lavoro che tuteli un futuro che non sia a tempo determinato al diritto all’istruzione non ostacolato da tasse e percorsi burocratici che tolgono sostanza all’acquisizione di interessi che sono colonne di vita; penso altresì alla tutela Individuale del proprio corpo e delle proprie scelte, il caso di Lucio Magri morto in Svizzera, per esempio, è solo il caso più attuale. La Ricerca Scientifica e il tema Europa e alla possibilità di lottare perché la cittadinanza sia quella relativa ad un Europa unita, così come Spinelli, Einaudi ed altri la definivano nel loro famoso Manifesto di Ventotene.

L’iniziativa di RUN Tuscia, avvenuta martedì 15 novembre, presso l’Università degli Studi della Tuscia, è un esempio da perseguire sì. Rivolgendomi, però, per un istante anche a Michele Bassanelli, Segretario provinciale, gli consiglio che, prima di fissare iniziative del genere se ne discute al nostro interno perché, per come siamo messi non basta una Segreteria. Serve vedersi, prima, sul percorso da fare assieme e sulle campagne, poi si avvia un minimo di coinvolgimento, e da lì poi il successo della campagna è garantito.

I giovani, tornado al Manifesto di Ventotene del 1941, per un’Italia unita e federalista, dovrebbero sentire l’Europa come la propria patria di appartenenza e non essere fermati dai confini pesantemente burocratici che smorzano la loro capacità di andare oltre e di confrontarsi con realtà diverse solo per certi aspetti ma pur sempre europee.

Per tutti questi motivi che per ragioni di tempo non posso elencare ulteriormente sono qui oggi, come sempre. Porto nel cuore il valore e la dignità della democrazia che voglio condividere con tutti voi Giovani Democratici.

Sono  indignato, e voglio esprimere tutta la mia indignazione per la classe politica italiana, compresa la nostra, sensibilmente invecchiata, prevalentemente ammanicata, mancante di una sufficiente visione di insieme, debole in competenze e preoccupata più di conservare il proprio potere piuttosto che guidare il Paese verso percorsi di crescita e di sviluppo.

Non voglio, Fausto, rassegnarmi all’idea di avere visto commettere errori politici e amministrativi nella nostra organizzazione e né genuflettermi a scelte dettate e imposte dall’alto. Voglio scegliere di oppormi con convinzione di causa di fronte allo stallo dei dialoghi interni ed esterni.

A questa scelta politica, voglio fortemente lanciare un segnale di alternativa. Riuniamoci più volte, anche se lo statuto nazionale non prevede in maniera dettagliata questo. Decidiamo di vederci in maniera più costante per discutere sul da farsi, perché senza dialogo tra di noi non possono partire iniziative come quelle prima descritte.

Restituiamo anima ai nostri circoli, quelli apparentemente ancora attivi, ma che da qualche anno sono diventati contenitori chiusi e svuotati, volti all’autoconservazione delle oligarchie esistenti, refrattari a qualunque domanda di cambiamento e di democrazia interna.

Raccontiamoci in faccia gli errori del passato e da quelli imbastiamo una progettualità politica che può scavalcare l’ostacolo della crisi e che abbia la capacità emotiva  di comunicare coi piani alti ma dotati di buone orecchie della politica centrale. Facciamolo con il coordinamento di azioni pacifiche ma dimostrative di quanto valiamo e di che cosa vogliamo.

Una volta, Fausto, se ricordo bene, parlasti di capacità critica e di reinterpretazione dei cicli storici. Bene! È arrivato il momento di sfruttare queste abilità perché finora sono rimaste scatole vuote. Utilizziamo il nostro statuto e la nostra organizzazione e prepariamoci ad affrontare nuove primarie, dove questa volta siano vere e trasparenti.

Facciamolo ora per il nostro futuro, per il nostro presente!

Grazie ancora per l’ascolto,
Il vostro Responsabile alle politiche Sociali e i Diritti Civili dei Giovani Democratici della provincia di Viterbo,
Marco Gentili

19/08/11 ~ Il merito deve essere sempre premiato! ~

Innanzitutto vi saluto cordialmente anche a nome del Consiglio Comunale dei Giovani, porgendo il mio sentito ringraziamento a tutti gli intervenuti e soprattutto ai veri protagonisti di questa premiazione: i vincitori di quest’anno.

Sotto l’Amministrazione Mazzola, grazie alla votazione unanime del Consiglio dei Giovani del 19/03/10 su mia proposta per i premi al merito, è stato possibile dar vita per il secondo anno consecutivo a questa iniziativa che ci vede fieri ed orgogliosi di premiare gli allievi Tarquiniesi che si sono distinti nel conseguimento della maturità nell’anno scolastico 2010/2011, rendendoci ancor più speranzosi ed ottimisti nei confronti della nuova generazione che spesso viene anche ingiustamente mortificata e troppo poco spesso gratificata, come ahimè ci insegna la disastrosa sperimentazione del Ministro Maria Stella Gelmini atta a mortificare la scuola più che premiare gli allievi e gli insegnanti che lavorano di più e meglio. A mio avviso va coltivata ed incentivata una cultura che prevede l’esortazione e la gratificazione degli studenti che superano brillantemente la maturità, ma dobbiamo prospettare loro un mondo del lavoro il più adeguato possibile.

I tagli lineari praticati nella Scuola Pubblica non consentono l’auspicata modernizzazione delle nostre “palestre di vita”.

Detto ciò chiudo qui il discorso perché credo sinceramente che in questo giorno di festa debba essere momentaneamente accantonata ogni polemica ed illazione per dedicarsi completamente alla premiazione di coloro che si sono distinti nella massa per i meritevoli risultati.

In ultimo desidero formulare ringraziamenti: a tutti i Dirigenti Scolastici e ai Docenti dei vari istituti per aver contribuito, con il Comune di Tarquinia, alla riuscita di questa consueta manifestazione. E, infine, rinnovo i più vivi complimenti ai premiati con l’augurio di sempre maggiori soddisfazioni per una vita degna di essere vissuta.

Marco Gentili.

Leggi anche l’articolo tratto dal Nuovo Corriere di Viterbo del 21/08/11 e guarda le foto dei premiati.

07/07/11 Marco Gentili in Consiglio Generale dell’Associazione Luca Coscioni

 

Hotel Nazionale di Piazza Montecitorio 131 – Roma
Giovedì 7 luglio 2011, dalle 9.30 alle 20.

Salve a tutti, è sempre piacevole ritrovarsi,

sono davvero molto contento di essere stato invitato quest’oggi da Filomena Gallo al Consiglio Generale dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica. In qualità di tesserato dell’Associazione e come militante ed esponente PD, in casa vostra sento la necessità di esprimere la soddisfazione per ciò che si è ottenuto in questi ultimi tempi.

La prima soddisfazione è che durante l’ultima Direzione nazionale del Partito Democratico, dopo un pressing ripetuto e continuo, si è riusciti a portare a casa il riconoscimento del referendum interno sulla legge 40, tramite il sistema della ormai nota “doparia”. Sistema che è stato finalmente riconosciuto e che entro breve tempo, si spera dopo le vacanze estive, sarà ulteriormente esaminato e inserito nello statuto del Partito. Di tutto ciò si deve ringraziare l’On. Sandro Gozi che si è impegnato, riscuotendo esito positivo, a fare procedere verso l’attuazione dell’art. 27 anche durante la conferenza del Partito tenuta dallo stesso Pierluigi Bersani. Proponendo a quest’ultimo una consultazione sull’opportunità di una nuova legge in tema di fecondazione una volta adottato il regolamento attuativo. Inoltre non dimentico il prezioso contributo delle varie persone che hanno gentilmente collaborato alla stesura di un testo base e condiviso, da Emanuele Rallo, Filomena Gallo, Chiara Lalli a coloro che poi lo hanno supportato civilmente e politicamente Raffaele CalabrettaPippo Civati, Cristiana Alicata ed in ultimo Mina Welby.

La seconda soddisfazione, invece, è che i cittadini hanno fermamente preso una netta posizione senza particolari timori su temi importantissimi, quindi si può pensare seriamente che forse qualcosa si sta muovendo e che anche in Italia qualcosa stia cominciando a cambiare o almeno c’è il desiderio e la volontà che questo avvenga.

Il tutto, come spero converrete, ha messo in luce un cambiamento dell’opinione pubblica nazionale sia in relazione al quadro politico che alla volontà di partecipazione alle decisioni da cui dipende il futuro del Paese. Ha sicuramente inciso su questo mutamento la crisi finanziaria internazionale così come la palese incapacità di farvi fronte da parte dell’attuale maggioranza parlamentare, tutta tesa a muoversi su un terreno propagandistico anziché fattivo e per di più condizionata nei tempi e nei modi dell’azione dagli interessi privati del premier.

Anche il mondo della laicità con la sua resistenza ormai quasi decennale alle misure punitive che gli sono state riservate, per me, ha contribuito attivamente a questo mutamento.

Proprio la nostra Associazione, che su questo fronte ha da sempre cercato di dare il suo contributo, modesto ma sincero, spero che se ne compiaccia e si auguri che presto al cambiamento degli umori nazionali faccia seguito la loro registrazione in sede politica e parlamentare affinché possa per lo meno cambiare anche il clima politico e il quadro di risorse erogate al mondo della ricerca scientifica in cui l’attività dell’Associazione Luca Coscioni si muove.                                                                                  

Allora: non lasciamo che la brezza del cambiamento tagli fuori proprio la laicità e la ricerca scientifica, ma impegnamoci, come sempre, a supportare l’ambito della scienza che combatte per la vita, pur lasciando, come del resto è nostro uso e costume, il baluardo della libertà di autodeterminazione di ogni singolo individuo.

Detto ciò, ho appreso che quest’anno la Scuola Estiva degli Studenti Coscioni, purtroppo, quasi sicuramente non si terrà ed ho capito che, benché lo stato di salute economico e finanziario dell’Associazione medesima sia in attivo, manca quasi del tutto una forte capacità attrattiva che permetta di “agganciare” donatori più benestanti i cui proventi andrebbero ad incentivare il già fondamentale supporto finanziario proveniente dai molti donatori, quasi tutti compresi nella fascia dei cinquantenni, impiegati ed operai che destinano il cinque per mille del loro stipendio all’Associazione.

Da sempre, come sapete meglio di me, esiste una distinzione tra sostenitori e contribuenti: i primi sono coloro che versano somme uguali o superiori ai 100 euro tesserandosi, mentre i secondi sono tutti quelli che invece contribuiscono con somme inferiori ai 100 euro magari non iscrivendosi.

Per quanto riguarda questa situazione avanzo una proposta: individuare tra i sostenitori coloro che assiduamente donano il cinque per mille all’Associazione e contemporaneamente rinnovano la tessera ogni anno, e destinare  loro una tessera gold, simile a quella che avete in prospettiva di consegnare alle 277 persone che dal 2001 versano imperterrite la loro quota associativa, prevedendo per loro dei servizi integrativi, migliorativi o alternativi a quelli di cui già molti usufruiscono con il Soccorso Civile. Tramite quel nuovo portale che sentivo essere sempre in fase di ultimazione. Con una base principale però, ovvero quella di riportare, sempre nei diritti della privacy, il proprio reportage attraverso delle schede prestampate,  scaricabili e poi da valutare, in modo da inserirle in maniera più chiara possibile nella nuova sessione. Con l’intento che possa, e debba, essere più funzionale per ogni singolo tema affrontato nell’ausilio che da tempo  stiamo portando avanti.

Ascoltavo anche che molti di voi sono scettici riguardo la Comunity, invece io personalmente proporrei di creare una terza piattaforma, scaricabile gratuitamente, destinata a tutti gli ausili tecnologici per i disabili. Io non sono un tecnico di queste cose, ma ho la fortuna o se vogliamo ho la sventura di avere un puntatore oculare in casa, di cui, come sapete, si avvale mio fratello. E, che molto probabilmente, vedrà, speriamo il più lontano possibile, anche il mio doppio utilizzo. In che modo quindi? Sono dell’idea che si dovrebbe il più possibile fare rete fra queste tecnologie per stilare, in primo luogo, il numero preciso delle persone che ne usufruiscono per poterle informare virtualmente attraverso la rete dei temi dell’Associazione per renderli il più possibile partecipi. Proponiamoci anche di catturare, per esempio, malati europei e transnazionali che attraverso il circuito possano scambiarsi idee e prospettive comuni.

Per quanto riguarda sempre le iniziative politiche presenti e future, da intraprendere con l’Associazione Luca Coscioni, infine, avevo pensato e girato un testo di Legge regionale per il  trasporto di persone con disabilità motoria tramite autoservizi non di linea (Taxi e Noleggiatori Con Conducente) al nostro Tesoriere. Sono consapevole che, stando all’Opposizione della regione Lazio, è tutto più complicato. Anche se, a parer mio, su certe tematiche non ci dovrebbe essere un colore politico più o meno predominante. Dato che, però, attualmente il Segretario dell’Associazione, invece, si trova in maggioranza nel Comune di Milano, malgrado il buco di bilancio ed il fatto che io non sia informato su come sia la situazione dei trasporti di persone con disabilità motoria tramite autoservizi nei Comuni lombardi, si potrebbe pensare di riprendere e rivedere la proposta ed attuarla proprio nel Comune di Giuliano Pisapia, per poi farla girare e circolare a tutti i Comuni limitrofi e dar luogo così ad una divulgazione che molto probabilmente si rivelerebbe proficua per l’intera Italia.

Sperando di non aver annoiato nessuno, bensì aver contribuito all’attività propositiva vi ringrazio ancora dell’invito ed auguro, proprio a tutti, un buon proseguimento dei lavori.

 Laicamente e democraticamente,
Marco Gentili

Qui puoi riascoltare l’intero Consiglio Generale dell’Associazione Luca Coscioni.

L’Espresso ed il referendum interno al PD sulla Legge 40

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Con un trafiletto a paggina 22 del quotidiano L’Espresso, si comunica che, dopo la Direzione nazionale del Partito Democratico e l’apertura del nostro Segretario Pierluigi Bersani ai referendum,  la consultazione interna al Partito Democratico nazionale sulla Legge 40 proposta con grandissima determinazione con Emanuele Rallo e company, almeno sulla carta, si terrà. Staremo a vedere. Lunedì prossimo, tramite l’e-mail che mi inoltrerà il sottosegretario di Sandro Gozi, spero di riuscirne a saperne di più.

Link correlati:
Incontro con l’On. Sandro Gozi per il Referendum interno al Partito Democratico;
Woodstock Democratica al Campeggio di Andiamo Oltre;
Per una “doparia” nazionale nel PD sulla legge 40;
Doparia Legge 40 – Lettera a Pierluigi Bersani Segretario del Partito Democratico;
Assemblea varesina – quelle altre cose lì.

Incontro con l’On. Sandro Gozi per il Referendum interno al Partito Democratico

Ieri, in via Cola di Rienzo, seduti ad un bar con Emanuele Rallo (PD), abbiamo incontrato l’On. Sandro Gozi (Capogruppo PD nella Commissione per le PolitIche dell’Unione europea alla Camera dei Deputati e Presidente dell’Associazione Italia India, nonchè componente dell’ex area Marino) per uno scambio di battute per tornare a parlare del referendum nazionale sulla Legge 40 interno al Partito Democratico.

Dopo avergli ribadito che, in questo percorso, ci siamo confrontati con diverse figure: da Raffaele Calabretta (Ricercatore del Cnr), Pippo Civati (Consigliere regionale in Lombardia del PD), Cristiana Alicata (PD) a Mina Welby (Membro della direzione dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica), Filomena Gallo (Avvocato, Presidente dell’Associazione “Amica Cicogna”, Vice Segretario dell’Associazione Luca Coscioni sempre per la libertà di ricerca scientifica e docente di Legislazione nelle Biotecnologie in campo umano), Chiara Lalli (Docente di Logica e Filosofia della Scienza e di Epistemologia delle Scienze Umane) e molti altri ancora, andando però a sbattere più volte contro il muro purtroppo reale, rappresentato dall’assenza di un regolamento attuativo dell’articolo 27 (in precedenza il 28) del nostro Statuto, siamo subito arrivati al concreto della questione. Per fare in modo che sia svolto un referendum nel Partito, percorso già di per sé complicato, per via delle molteplici sfaccettature democratiche, infatti, ci ha prospettato tre soluzioni possibili:

1) Si consulterà con il Sen. Ignazio Marino (PD) e l’On. Ileana Argentin (PD), più preparati di lui sulla materia, per attendibilità del nostro elaborato e per eventuali correzioni.

2) Si attiverà, con altri Colleghi, a chiedere in Direzione nazionale del Partito Democratico convocata per venerdì 24 giugno alle ore 10.00 presso la sala conferenze del PD in via Sant’Andrea delle Fratte, per procedere nel difficile tentativo di inserire nel nostro Statuto il Regolamento attuativo dell’art. 27. Dove senza quest’ultimo, non possiamo neanche organizzare la raccolta delle firme necessarie allo svolgimento di qualsiasi referendum.

3) Prospettare, con il testo in questione, sempre se eventualmente la Direzione nazionale del Partito non si pronuncera per l’elaborazione di un ragolamento per lo svolgimento dei Referendum interni, la base da cui partire per un vero e proprio disegno di Legge alla Camera dei Deputati, convoilgendo la più ampia partecipazione di Partiti possibili. A partire da noi, al gruppo dei Radicali e allo stesso Benedetto Della Vedova, capogruppo Fli alla Camera per avanzare sull’onda del cambiamento un testo nuovo e non più un testo politicamente asservito ai dettami di stampo clericale.

Perché, anche a parer suo, in Italia la legge 40 sulla “Procreazione medicalmente assistita“, già smantellata, depotenziata e di fatto riscritta negli ultimi anni a colpi di sentenze, non può e non deve essere più accantonata.

Link correlati:
Woodstock Democratica al Campeggio di Andiamo Oltre;
Per una “doparia” nazionale nel PD sulla legge 40;
Doparia Legge 40 – Lettera a Pierluigi Bersani Segretario del Partito Democratico;
Assemblea varesina – quelle altre cose lì.

Giornata Mondiale del Rifugiato e del Migrante

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16 gennaio 2011
Piazza G. Matteotti, 6 – 01016 Tarquinia (VT)

 

Buon pomeriggio a tutti voi qui presenti,

come è buon rito da sempre, ringrazio tutti coloro che hanno gentilmente aderito e hanno contribuito a questa mia iniziativa, nata dalla volontà di dar vita ad un incontro che portasse di nuovo al centro dell’attenzione la figura dell’immigrato. Non a caso, ho voluto che tale avvenimento ricorresse proprio oggi, 16 Gennaio, giornata mondiale dedicata al Migrante e al Rifugiato.

Il vero fulcro d’interesse specifico per questa iniziativa è frutto di una sempre più crescente consapevolezza quotidiana sul ruolo di queste persone che per il complessivo benessere sociale ed economico del Paese costituiscono un innegabile valore aggiunto, spesso e volentieri non riconosciuto dalla maggioranza della popolazione italiana. Ogni giorno ci troviamo di fronte a casi di razzismo infondato e di maltrattamenti culturali e ogni giorno ascoltiamo, senza dare la dovuta rilevanza ai diversi contesti, le parole di chi vede solo il lato oscuro del fenomeno, istigato come è dalla cultura della paura e della divisione che imperversa tra tutte le frange della cittadinanza.

Ormai da decenni si è perso l’obiettivo reale della convivenza multiculturale, senza una adeguata comprensione delle dinamiche innanzitutto umane, poi culturali e sociali che sono alla base dei continui e inarrestabili processi di migrazione, che non a caso caratterizzano tutto il mondo. Siamo sempre e solo legati all’imbarazzante pregiudizio culturale che ci fa considerare gli immigrati “persone di utilità” più che persone di “vera individualità”, con diritti umani inviolabili. Siamo anche sempre più spinti a pensare che alimentino l’insicurezza nel nostro vivere quotidiano e a volte, aggiungerei, non in maniera priva di legittime motivazioni. Ma il compito di chi governa e anche di chi come noi si riunisce per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla questione è quello  di fornire risposte di carattere strutturale e non meramente emergenziale al punto che, come scrivono diversi autori esperti, “l’immigrazione deve essere sapientemente gestita e non solo arginata”. Perchè il concetto di immigrazione non è  univoco ma si intreccia con una moltitudine di temi di pari importanza fra loro quali l’accoglienza dei migranti, le condizioni giuridiche ed economiche che riguardano il loro accesso e il loro soggiorno, il controllo delle frontiere nazionali, la lotta all’immigrazione clandestina, il coordinamento internazionale e la convivenza tra popoli e culture differenti. Servono dunque risposte adeguate. Siamo consapevoli che le identità creano diversità ma non sempre le diversità creano frattura e conflitto. A maggior ragione sforziamoci mentalmente di tenerlo ben presente oggi; la nostra epoca si caratterizza per un’alta mobilità strutturale, mobilità di beni, di servizi, di capitali, di forza lavoro. Come ignorare o sottovalutare il tema immigrazione  in questa fase di interdipendenza globale?

Secondo i dati dell’Indagine ISTAT sulla popolazione straniera in Italia dovuta all’anno 2009 e secondo il Rapporto Migrantes – Italia nel Mondo, nel nostro Paese vivrebbero 4.200.000 immigrati mentre gli italiani residenti all’estero ammonterebbero a circa 4.028.370 milioni. Numeri vertiginosi che ci forniscono la consistenza del fenomeno, ma che a ben vedere si compensano a vicenda, della serie “siamo tutti in movimento”. Perché allora così tanto caos e allarmismo intorno al fenomeno? E forse quella che più spaventa è l’immigrazione clandestina, forse allora non è giusto denigrare l’immigrato che lavora e che da anni tenta di integrarsi nel tessuto sociale italiano perché giorno dopo giorno dimostra di farne parte. Forse è responsabilità del legislatore creare le condizioni affinchè l’Italia si doti di un quadro legislativo che possa regolarizzare gli immigrati che in maniera costruttiva da anni contribuiscono anche al nostro benessere generale e che per molti aspetti si sentono “italiani consanguinei”.  

La legge Bossi-Fini numero 189 del 2002 ha inasprito le regole di soggiorno estendendo i motivi che rendono uno straniero passibile di espulsione tanto che dalla maggior parte è considerata una legge xenofoba e razzista. Con essa e con la legge Maroni si è arrivati ad un punto di stallo favorito anche dalle leggi precedenti che hanno tentato, in maniera non costruttiva e quindi fallimentare, di stabilizzare gli immigrati già presenti da anni in Italia. Ciò è indice di una disgregazione politica e funzionale nei confronti di questo sistema che ha bisogno sempre di più di comprensione e di interventi trasversali, sempre in nome della legalità e dei Diritti Umani.

Ma la prima domanda che sorge è: “Gli immigrati rappresentano una risorsa o un pericolo per il nostro Paese?”. Se non si stabilisce e ci si trova d’accordo almeno su questo aspetto, da dove partire per intavolare un discorso “sano” e coerente? Credo che l’unica risposta veritiera in merito è che gli immigrati possono essere contemporaneamente entrambe le cose: se pensiamo agli imprenditori, dal Nord al Sud infatti, questi sono certamente una risorsa in quanto rappresentano ed occupano praticamente tutta la manodopera a basso costo, con ovvi benefici per i datori di lavoro e le aziende nel loro complesso. Se facciamo riferimento alla gente comune ed alla classe operaia in sè, invece, gli extracomunitari potrebbero essere visti e vissuti come un pericolo perché l’immigrato “ruba il posto di lavoro” che spetterebbe ad un italiano che non si vuole però prestare ad alimentare il circolo vizioso, ingiusto e malato del lavoro sottopagato e sfruttato. Infine e come ho già detto precedentemente, per molti e forse per la maggioranza,  l’appellativo immigrato è sinonimo di criminalità e delinquenza.

Credo che la nostra società abbia impostato male la questione fin dal suo sorgere: a mio avviso dovremmo cominciare a pensare all’immigrato guardandolo non solo in termini di risorsa o problema. Così facendo, infatti, ridurremmo il fenomeno dell’immigrazione e dell’immigrato stesso considerandolo alla stregua di un oggetto inanimato e privo di personalità, che serve solo ad espletare delle funzioni pratiche per dare un contributo solo concreto al complesso ingranaggio del nostro sistema economico.

Spesso, purtroppo, dimentichiamo che non siamo solo “homo economicus” e che, al contrario, a prescindere da razza e cultura, ogni individuo deve essere considerato, valorizzato e rispettato per la propria ed unica individualità, anche interiore.

In conclusione e prima di passare la parola a persone che giorno dopo giorno sono in campo e si battono in nome di questo sentito e complesso e delicato fenomeno, sempre più attuale, nel ringraziarvi per l’attenzione dedicatami, mi congedo citandovi una frase di Vincent Van Gogh, grande maestro di vita e di arte, che racchiude in sé un po’ tutto il senso di quello che stiamo dicendo:  “l’uomo è uno straniero sulla terra e la sua vita un viaggio scosso dalle tempeste”. Per questo dobbiamo essere sempre in prima linea per resistere ai continui ed inevitabili terremoti xenofobi.

Grazie ancora,
Marco Gentili

Convegno: “Fecondazione assistita e ricerca: QUEL CHE RESTA DELLA LEGGE 40”

Testimonianza e impegno per il cambiamento delle norme oscurantiste sulla Ricerca Scientifica

Venerdì 17 dicembre 2010
dalle ore  9.00 alle ore 14.00
Ex Hotel Bologna- via S. Chiara 4/5.

Buongiorno e ben trovati,

sono davvero lieto di intervenire nella sala Conferenze del Senato, che, unitamente alla Camera dei Deputati, costituisce da sempre, come un tempo enfatizzato dal grande filosofo Hegel, il “porticato tra lo Stato e la società civile”. Per questo ringrazio ancora una volta Filomena Gallo, per avermi invitato e dato questa opportunità.

Mi scuso con tutti voi per essere arrivato in ritardo, ma abitando fuori Roma e, come potete capire per problematiche fisiche mi era praticamente impossibile arrivare prima delle ore 9.00.

Più di sessantadue anni di storia italiana, costituiscono il bagaglio politico e culturale di questo palazzo, dove sin dal 1948 si riunisce il Senato della Repubblica Italiana. Un luogo di molte battaglie liberali, che hanno segnato la democrazia del nostro Bel Paese, ma che, mio malgrado, sembra essere poco sensibile al tema in questione, espressione questa di una non adeguata conoscenza dei traguardi raggiunti dalla ricerca scientifica, soprattutto in campo internazionale.

In qualità di socio dal 2008 dell’Associazione Luca Coscioni, in questo caso non sono qui per mettere in discussione le scelte partitiche o di governo, perché ritengo e voglio continuare a credere, con molti paraocchi lo ammetto, che di fronte alla malattia non esistano colori o bandiere di opposizione, ma per chiedere che ci sia più conoscenza intorno alla legge 40, che a oggi vieta la fecondazione assistita attraverso l’uso delle cellule staminali embrionali.

Personalmente ritengo che ogni traguardo raggiunto dalla scienza, sia una vittoria e non una sconfitta del genere umano. E vada interpretato come un modo per migliorare non solo la nostra vita, ma soprattutto quella delle generazioni future, a cui abbiamo l’onere e la responsabilità di consegnare un domani migliore del presente.

Capisco anche, e in parte condivido le paure di quelli che vedono nella manipolazione genetica un’arma micidiale nelle mani di scienziati spesso senza scrupoli, ma a queste persone vorrei controbattere dicendo che in ogni settore, non solo scientifico, l’uso improprio di materiale innovativo può avere risvolti negativi.

Ad esempio: un uso eccessivo ed improprio di antibiotici è nocivo al nostro organismo, ma la scoperta della penicillina da parte di Alexander Fleming ha rivoluzionato la nostra esistenza, debellando malattie mortali.

Oltretutto, oggi come oggi possiamo curare l’asma, la leucemia e la pressione alta grazie i progressi clinici resi possibili attraverso la ricerca medica e i test condotti sugli animali. 

Con l’occasione, non dimentico di ricordare che in questa giornata parte Telethon, vent’anni di solidarietà, che anche quest’anno si svolge come al solito sulle reti Rai dal 17 al 19 dicembre. E allora mi domando: è mai possibile che per finanziare la ricerca scientifica abbiamo bisogno di Telethon, quando l’Articolo 9 sempre della nostra Costituzione recita: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”? E il 1° comma dell’articolo 33, inoltre, garantisce il diritto e il sotteso interesse al libero sviluppo della ricerca scientifica.

Premetto che non ho nulla contro qualsivoglia maratona televisiva, specie poi su questa che nacque nel 1990 con il marchio dell’omonima trasmissione televisiva francese organizzata fin dal 1978 contro le Distrofie, la quale è una di quelle che raccoglie più fondi in Europa. E penso che la sciarpa con cui sono qui quest’oggi lo possa dimostrare. L’Italia, non a caso, è ancora molto indietro a livello normativo in materia di bioetica e l’assenza di una disciplina puntuale che ha spinto al sempre più frequente ricorso di strade alternative a quelle finora imposte.

Lo scorso 5 dicembre ho ricevuto una notizia che mi ha fatto riflettere ancora di più e per l’ennesima volta sugli ostacoli legislativi derivanti dalla Legge 40 che lede i principi di libertà procreativa e di responsabilità procreativa. Ho saputo che una mia carissima amica, non potendo ricorrere qui in Italia alle tecniche di fecondazione eterologa, è dovuta andare in Spagna per non perdere almeno l’ultima speranza di diventare madre e per non vedere vanificato il suo diritto a formarsi una famiglia. Di fronte a ciò ho avuto ancora una volta l’invadente sensazione che quello per cui continuo a battermi esiste, esiste e come! Ma non nel mio Paese. E probabilmente se l’evoluzione degli studi scientifici, 22 anni fa, in questo ambito avesse incontrato meno ostacoli sociali, morali, burocratici, culturali e legislativi di quelli che invece, tutt’ora, si continuano a manifestare, forse anche i miei genitori sarebbero venuti a conoscenza di quello che il codice genetico indicava e, forse avrebbero scelto con il buon senso, visto che sono stato concepito con amore e con l’auspicio di aiutare mio fratello al quale avevano diagnosticato un trauma da parto vanificatosi, poi, con la mia stessa patologia genetica. E allora eccomi qua, sono un ragazzo affetto da Sclerosi Laterale Amiotrofica Familiare ovvero SLA2, patologia che si trasmette con modalità chiamata autosomica recessiva. In questo caso un individuo malato può nascere solo se riceve una copia difettosa del gene da ciascuno dei genitori, entrambi portatori sani dell’alterazione genetica.

Mi trovo qui di fronte a voi, mi trovo qui a parlare con la voce metallica di una concreta opportunità che la storia presente può consegnare a quella ventura; le cellule steminali embrionali, dette pluripotenti, possono rappresentare cose straordinarie perché sono dotate di una potenzialità enorme che non possiamo ignorare. In un futuro non remoto potrebbero essere curate tantissime malattie grazie alla scelta delle cellule migliori e l’Italia dovrebbe allinearsi nel raggiungimento di questo obiettivo alla maggioranza dei paesi europei perché è tristemente lontana da quel progresso per cui io sto lottando quotidianamente. La scienza può e deve abbattere i limiti ideologici e i vizi etici che ostacolano questo cammino da chi pretende di imporre agli altri i dogmi di una qualsiasi religione o ideologia. D’altra parte tutti sappiamo che la maggior parte degli embrioni crioconservati sono destinati all’abbandono e se non impiantati nell’utero di una donna non possono produrre né rigenerarsi. Mi domando perché non si permette alla ricerca scientifica di modificare gli scenari futuri ma si permette alla Chiesa di modificare l’impostazione della propria dottrina: non a caso, come voi stessi ricorderete, risale al 3 maggio 2007 la condivisione di un Documento della Commissione teologica Internazionale approvato dal Papa che dichiara il disconoscimento del Limbo.

Arrivato alla conclusione di questo mio intervento con la consapevolezza solitaria che le mie parole possano in qualche modo aggiungere un tassello al puzzle del progresso della ricerca scientifica vorrei che rimanesse impresso questo messaggio: senza la pretesa di essere paragonato a Luca Coscioni, Piergiorgio Welby e Giovanni Nuvoli, anch’io come loro, vorrei un mondo in cui tutti possano diventare genitori di figli sani.

Grazie ancora,
Marco Gentili

[Convegno: “Fecondazione assistita e ricerca: QUEL CHE RESTA DELLA LEGGE 40”]
[Discorso Convegno al Senato della Repubblica – 17 dicembre 2010- Marco Gentili – in pdf]
[Qui invece trovate il video e la scheda dei file audio]

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[SOSTIENI L\’ASSOCIAZIONE LUCA COSCIONI]

Congresso di Circolo PD Tarquinia

25 Novembre 2010,
nella sede ISDER, Alberata Dante Alighieri,
Via Mazzini 18/22

 

Care Democratici e Democratiche,

prima che cominciate a riflettere, vi voglio puntualizzare alcune cose.

Lunedì 8 novembre 2010 ero venuto al Direttivo del nostro Partito con entusiasmo Democratico e politico, come sempre del resto. Ma ho sentito solo spiegazioni sulle regole dei Congressi: territoriale e provinciale. Un po’ come quando si leggono le regole del monòpoli, dove tutti sanno già giocare, ma per paura dei futuri  imprevisti si rileggono. Eravamo con i dadi in mano e con la paura fottuta di fare un discorso politico per trovare dei probabili candidati. Eravamo tutti fermi a pescare il calcolo delle probabilità per le liste; Uomo – Donna – Uomo – Donna.

Un bel gioco. Che oltre a lanciare un messaggio di solidarietà, proprio perché è un gioco ci si può permettere di ridere ed inoltre necessita di strategia per decidere cosa costruire: case o alberghi. Personalmente,  preferisco gli alberghi perché sono più democratici.

Dentro la Sezione di Tarquinia, guardando molto approfonditamente vediamo il Parco della Vittoria che si mangia Vicolo corto e Vicolo stretto. Dentro il PD di Tarquinia non voglio più guardare a, lasciatemelo dire qui: solo mediazioni o compromessi democristiani e negoziati socialisti. Il nome che  credevo si potesse fare nel nuovo Direttivo che si era stabilito di fare il lunedì successivo, 15 novembre, almeno a parole se non ricordo male e non ha mai avuto luogo, sarebbe stato un nome concordato dopo una pacata discussione politica tendente ad inaugurare un percorso politico finalizzato e motivato soltanto al benessere dei cittadini.

Con ciò voglio rimarcare il metodo con cui si è arrivati al Congresso PD di Tarquinia: la scelta, sempre a mio avviso, doveva essere imparziale, tenendo conto perlomeno di tutti i tesserati; invece sembra esser fatta solo per ripicca e a nome di qualcun’altro.

Spero che la candidatura a Segretario territoriale possa essere al servizio della politica e del PD di Tarquinia, senza terzi fini, e per il proseguimento dell’amministrazione Mazzola, a cui almeno qui dentro voglio augurarmi che tutti aspiriamo.

Sto seguendo i dati del Congresso provinciale giorno dopo giorno. E la sapete una cosa? Dalle ultime Primarie Nazionali c’è stato un calo vertiginoso dei voti. Questo comporta indubbiamente anche un calo dei tesserati.

Detto questo: mai quanto oggi c’è bisogno di personalità dal netto profilo morale il cui impegno stia sotto il segno della “gratuità” e del servizio alla comunità. Mai come oggi è necessario che i partiti e la politica siano aperti alla società e permeabili ai problemi che la attraversano. Eccovi spiegato il mio ed il nostro supporto alla figura di Alessandro Dinelli a Segretario provinciale. La sua candidatura, secondo me, può intercettare il voto dei nostri elettori delusi riducendo il rischio che vada a rafforzare grillismo e astensionismo. Due pericoli che incombono sui partiti, PD compreso, qui come altrove.

Per tutte queste ragioni lo considero e invito voi a considerarlo come me una vera risorsa per il Partito Democratico di Tarquinia. Tuttavia, oggi siamo anche chiamati a esprimerci sull’intero percorso. Quando si parte è fondamentale avere ben chiaro un traguardo: il nostro è vincere queste e le prossime elezioni amministrative anche in termini di consenso elettorale del PD.

Infine, fatta la mia premessa, come in un lancio casuale di dadi, girati e voltati i dati, mi preme tornare sul tema del Congresso provinciale: mi è venuto da sorridere l’8 novembre quando Daniele Ricci, affermando di non sostenere la candidatura di Alessandro Dinelli, parlò delle scorse “Primarie Bulgare”. Sempre secondo la mia opinabile visione, qui da noi, in realtà, chi punterà a fare nuovamente il “Bulgaro” sul proprio territorio tiene conto proprio delle ex-mozioni e non di un candidato a Segretario provinciale nostrano; tiene conto poi di un porta a porta fatto sotto Congresso il cui fine è solo quello di farci vedere ulteriormente ridicoli agli occhi della gente. Sinceramente, per me, esistono strumenti migliori del suono di un campanello. Ad esempio: i Referendum Interni e le Doparie, ma peccato che la ex-mozione di Bersani e quella di Egidi, attualmente in voga nella Tuscia non le hanno mai nominate, citate e regolamentate. Esistono, appunto, istituzioni di sistemi di consultazione su temi specifici dell’opinione degli iscritti e degli elettori sia a livello locale che nazionale. Le tematiche su cui un certo Dinelli candidato a Segretario provinciale con la lista RiGenerazione Democratica punta, sono: togliere i doppi incarichi PD in provincia di Viterbo; creare un Partito Democratico quotidianamente attivo che vive i problemi dei cittadini; rigenerare un Partito che non deve presentarsi solo con le vesti della burocrazia ma che deve essere soprattutto pensiero riformatore;  guidare un Partito che sappia abbattere le frontiere economiche imposte ed avviare transizioni economiche nuove basate sullo sviluppo delle energie rinnovabili; riorganizzare la struttura del Partito in modo tale che siano i cittadini a scegliere da chi farsi rappresentare e non viceversa; rinnovare il processo di comunicazione, ormai vittima di un potere mediatico dal carattere pressante e ripetitivo. Un Partito, lo ripeto, che adotti i Referendum Interni e le Doparie.

Un Partito laico consapevole di essere l’unico capace di poter garantire i lavoratori in questa lunga crisi. Un Partito convinto che l’elezione di un nostro rappresentante può essere un valido supporto allo sviluppo del nostro territorio ed alla gestione dei problemi derivanti dalla recessione economica in atto. Il ricorso alla cassa integrazione si moltiplica. Il centrodestra provinciale  tuttavia, non sembra mostrare sensibilità nei confronti di queste persone. In questa situazione solo una forza come il Partito Democratico può offrire le necessarie garanzie per evitare effetti drammatici sul piano sociale. Leviamoci dalla mente Futuro e Libertà, casa a Monte Carlo, Bunga Bunga, Fini e company.

Il centrodestra lucra sulle spalle di giovani in disperata ricerca di occupazione, illudendoli con la fantomatica promessa di un posto di lavoro e rivitalizzando nel sistema politico provinciale la patologica pratica del “voto di scambio”. Noi dobbiamo rilanciare l’economia del territorio dando vita ad una task-force per gestire le crisi aziendali e favorendo lo sviluppo e la capacità competitiva delle imprese con misure adeguate, come la riduzione della fiscalità e la modernizzazione delle infrastrutture.

Appurato questo voglio riportarvi alcuni dati estratti dal documento dei Giovani Democratici Provinciali redatto assieme in vista di tutti i Congressi dei Circoli. Se nel 2009 – dati Cgil – nella nostra regione si sono persi 8000 posti di lavoro e i provvedimenti di CIG (cassa integrazione guadagni) sono stati 79.756, ben 4.958 di questi sono stati presi nella provincia di Viterbo. Ad aggravare la situazione del nostro territorio è la scarsissima partecipazione giovanile al mercato del lavoro che vede la Provincia ultima su tutto il territorio regionale con un tasso di attività che non supera il 19.9% (dato aggiornato alla fine del 2007). Nel 2009 il tasso di sviluppo delle imprese industriali del viterbese è risultato pari al meno 2,7%. Attività ed imprese sono state maggiormente influenzate da una bassa richiesta e da un consistente ritardo dei pagamenti da parte dei committenti. Lo scenario dipinto dai dati sopra elencati non è certo dei più rosei, ma vede, per il nostro territorio, la crisi propagarsi in ogni settore: da quello manifatturiero, a quello industriale, dal settore del terziario a quello del turismo.

La provincia di Viterbo può diventare per noi il laboratorio di partenza, dove sperimentare ciò in cui crediamo perché il nostro territorio è ricco di potenzialità di cui forse non ci rendiamo ancora conto. E’ necessario compiere una vera e propria rivoluzione e transitare finalmente in un modello di “terza rivoluzione industriale”, che possa fare perno sui sistemi di energia rinnovabile e dar vita ad un progetto Tuscia che possa ridistribuire la ricchezza a tutta la popolazione territoriale. La provincia di Viterbo può e deve essere un laboratorio di innovazione in questa direzione.

Io sostengo Dinelli per creare un gruppo unito, forte e coeso, superando le vecchie logiche di appartenenza; e se tutto questo andrà in porto, faremo in modo che il Partito risponda in modo propositivo ai problemi concreti del territorio e alle esigenze della cittadinanza locale, ponendo le future basi per sicure linee di sviluppo del Comprensorio.

Solo se saremo animati da questo profondo senso di coesione, se proseguiremo nella strada del coinvolgimento delle persone, se riusciremo a cogliere le istanze della popolazione e l´apporto costruttivo di molteplici soggetti, sarà possibile determinare la condizione per il successo strategico della proposta che stiamo tentando di presentarvi.

Arrivato alla conclusione di questo mio intervento, mi permetto di prendere in prestito da Alessandro una frase che mi è rimasta in mente e che credo possa colpire le coscienze di tutti noi: il Partito democratico deve ritornare ad essere il Partito che: “Non conta le teste, ma che conta sulle teste”. Credendo che ciò possa esprimere il senso del nostro agire, senza ulteriori aggiunte vi porgo i miei più cordiali saluti.

Democraticamente,

Marco Gentili

Per una “doparia” nazionale nel PD sulla legge 40

(Trovate tutte le altre foto nel mio profilo Facebook)

Mio intervento:

Carissimi Dirigenti di tutta la Provincia e non solo, nonché militanti politici iscritti al Partito Democratico, voglio ringraziare in prima istanza colui con cui ho avuto a che fare per tutto l’arco di tempo occorso per articolare il nostro lavoro, ovvero Emanuele Rallo;

vi saluto e vi ringrazio per la vostra presenza dandovi il benvenuto a nome del Circolo PD di Tarquinia. E’ con una certa commozione che vi saluto e vi ringrazio di essere venuti a questo incontro, che è un avvenimento importante per la nostra Comunità, formazione politica e, a maggior ragione stato sociale. Dove la fondazione di un luogo d’incontro, di un laboratorio di idee e di proposte operative, dovrebbe essere qualcosa che è nostro e che, spero sarà alimentato da tutti, dalle vostre volontà, dalle vostre capacità di saper guardare lontano, dall’amore per il nostro Stato, per la nostra gente e per tutti noi.

In questi  pochi anni ho vissuto e capito tante cose: ho visto azioni ambiziose e mosse dettate senza valutare le eventuali conseguenze; ho visto una compattezza solo di facciata ed ho visto formarsi coalizioni fantoccio fatte da Esponenti ed alleanze nate solo per ricatto politico. Ho visto e provato dentro quello che non si trova sopra ogni libro. Ho visto lo sfaldamento dello Stato liberale. Ho visto e sinceramente mi sono molto amareggiato.

Conosco pochi di voi e solo per alcuni nutro probabilmente la metà dell’affetto che meritereste. Oggi vi ho chiamato in causa con questo gesto democratico perché credo che mettere a conoscenza ogni circolo della Tuscia sia fondamentale e rappresenti un ottimo start up da cui partire con il Progetto politico che con il Consigliere della Regione Lombardia Giuseppe Civati, al quale va il mio più grande ringraziamento e continuerà ad andare la mia gratitudine, ci siamo prefissati. Una Doparia Nazionale sulla legge 40. Non temete non è niente di ereticamente perverso, ma una consultazione tra i circoli territoriali del Paese. Tentando di cercare di spronare gli elettori, nonché tesserati, dando loro una spinta decisa nel sostenerci riguardo a temi ed atteggiamenti che finora per voci contrastanti e sinergie poco unite hanno limitato decisioni chiare.

Questo Progetto mi è venuto in mente pensando alla situazione italiana riguardo la Ricerca Scientifica, argomento che mi ha riportato inevitabilmente ad una riflessione sulla posizione dell’Italia nei confronti di tutto ciò che comprende anche il mondo omosessuale. Il nostro, che si dice un Paese civile e democratico, se messo a confronto con diverse Nazioni considerate “sorelle”, al contrario risulta essere non solo arretrato e retrogrado, ma ancora saturo di pregiudizi e remore nei confronti di realtà considerate diverse e quindi non degne di avere gli stessi diritti di tutti i cittadini. 

Noi dobbiamo rispondere con la politica Democratica e delle persone comuni, semplici,  nella consapevolezza che senza le nostre facce, le nostre reputazioni personali, il nostro impegno, i politici “importanti” possono ben poco nei territori e tra la gente.

Non appena andiamo in crisi c’è sempre qualcuno che viene a dirci che non è il caso di abbattersi, che un giorno le pene farai fatica perfino a ricordarle. Benissimo. Tu sai che, in parte è vero, ma sai anche che quella è l’ultima cosa che in quel momento vuoi sentirti dire.  Il nostro Partito, fino a prova contraria, è Laico a prescindere dall’orientamento religioso di ciascuno di noi. Sempre noi, come saggiamente dice l’astrofisica e divulgatrice scientifica italiana Margherita Hack, crediamo di dover agire secondo coscienza per un principio morale, non perché ci aspettiamo una ricompensa in Paradiso.

Ecco perché attraverso una raccolta Nazionale di firme succedute poi da uno strumento di feed-back su decisioni di governo e di opposizione osservato da Raffaele Calabretta, che oggi ringrazio ancora per la sua presenza perché impegni lo chiamavano altrove, ma alla fine è riuscito ad essere con noi, lanciamo assieme la Doparia nel Partito Democratico. Sicuramente vi spiegherà meglio lui, con l’intervento successivo al mio l’importanza dell’Articolo che il nostro Statuto ci mette a disposizione per garantire  una voce unica ed unitaria.

Infatti, con la Doparia che oggi proponiamo all’intero Paese attraverso la raccolta di firme, vorremmo affrontare e sfatare alcuni pregiudizi sulla legge 40 e sulla procreazione medicalmente assistita, che attraverso un valido confronto politico a tutto campo sulla progettazione politico-culturale, formativa e sulle scelte scientifiche oscurate a molti, in ogni circolo se ci darete il vostro sostegno analizzeremo dettagliatamente e democraticamente. A nostro parere sempre democraticamente, infatti, bisogna promuovere in ogni sede deputata il conseguimento della fecondazione eterologa, la diagnosi pre-impianto e la possibilità di conservare gli embrioni al fine di permettere la ricerca sui medesimi. Inoltre, le restrizioni all’accesso della PMA dovranno essere stabilite in apposite linee guida esclusivamente fondate su motivazioni di ordine medico-sanitario.

In Italia è possibile solo la fecondazione omologa; per quella eterologa bisogna per forza recarsi all’estero.

La sterilità di coppia in Italia raggiunge oramai cifre da brivido. Si stima che tra le 50mila e le 70mila coppie che hanno problemi ad avere figli, si rivolgono ai vari centri che, all’estero, permettono di praticare la PMA. Noi riteniamo che la Procreazione Medicalmente Assistita sia una libera scelta ed un diritto di tutti i cittadini; pertanto uno Stato laico non dovrebbe basarsi sulla morale di una parte della sua popolazione per frapporre divieti ad una pratica volta a superare i problemi di sterilità e di infertilità.

Attraverso la tecnica della PMA, inoltre, sarebbe finalmente possibile per gli eventuali genitori, sapere preventivamente se corrono il rischio di mettere al mondo un figlio affetto da gravi patologie genetiche in quanto si studia prima del concepimento se uno dei due genitori è o meno portatore sano di qualsivoglia malattia. La Diagnosi Genetica Preimpianto (Preimplantation Genetic Diagnosis, PGD) è definibile, almeno preliminarmente in ambito biomedico, come forma precoce di diagnosi prenatale che, mediante diverse tecniche, analizza gli embrioni prodotti con la fecondazione artificiale al fine di poter determinare la presenza di alterazioni genetiche e non solo.

Inoltre noi ci battiamo perché le ulteriori modifiche giuridiche già effettuate vengano ampliate, in quanto riteniamo che sarebbe più democratico e privo di vizi ideologici basarsi su precise linee guida medico-sanitarie per valutare l’idoneità di un individuo a diventare genitore. Solo così il diritto alla genitorialità sarebbe esteso a tutti coloro che, senza affermazioni ideologiche e religiose, sono in grado di decidere di avere e crescere un figlio. Noi ci schieriamo contro chi sostiene che la fecondazione eterologa sia da condannare, in quanto non esistono prove che un bambino sia destinato ad un’esistenza infelice non conoscendo il padre o la madre biologica: se ci guardiamo bene intorno questo è confermato anche da moltissimi casi di adozione in cui si vedono bambini e ragazzi cresciuti in totale serenità e a volte anche più amati e seguiti dai genitori adottivi che non da quelli naturali.

Alla stessa maniera ci opponiamo a tutte quelle obiezioni secondo cui la fecondazione eterologa mini la stabilità della famiglia; noi proponiamo un modello di cambiamento il quale smentisca l’eventuale sofferenza procurata al bambino dal non conoscere il padre e la madre biologica, ribadendo che tali difficoltà non sono reali ma  solo frutto di sterili pregiudizi della gente. A conferma di ciò è sufficiente osservare molti casi di adozioni che sono risultate ottimali. Noi abbiamo dei chiari obiettivi: vorremmo che la gente si schierasse al nostro fianco informandola in modo chiaro, democratico e semplice.

Riteniamo ancora vergognoso ed assurdo che in Italia, Paese che si definisce civile e all’avanguardia, sia vietata la conservazione degli embrioni e che la Ricerca, per fare dei progressi anche minimi, debba ricorrere ad embrioni importati da Paesi esteri. Questo è un altro grande ed ingiusto limite dettato da una legge che per molti aspetti si dimostra incivile e inadeguata.

Mi domando: siamo sicuri che ci sia ancora qualcosa dentro questo Partito di cui andiamo così orgogliosi? Siamo ancora sicuri che non ci ammaleremo mai e che sia giusto puntare tutto sulla fede permettendole di dettare leggi a suo piacimento?

In conclusione ringraziando di cuore Filomena Gallo e Chiara Lalli per avere accettato il mio invito, per averci aiutato nell’intento e per rendere maggiormente significativo questo incontro, tengo a credere e precisare che in politica come ci ricorda l’intervista di Maria Antonietta Farina Coscioni, rilasciata a Gli Altri il 20/08/2010, ci si debba comportare come in amore: donarsi e dedicarsi incondizionatamente e continuamente, a costo di fare scelte delicate ed assai difficili. Cerco di seguire questa affermazione ogni giorno: nonostante la mia situazione sono sempre presente, pronto a sostenere battaglie difficili ma fondamentali. Anche per chi fa finta di niente, abbassa lo sguardo o si gira dall’altra parte, affermo che io amo e vivo in silenzio ma dietro ogni sorriso nascondo una lacrima di dolore. Forse anche la vostra.

Grazie ancora,
Marco Gentili

Il 23/09/10 nella sala I.S.D.E.R. all’Alberata Dante Alighieri di Tarquinia

[Clicca sopra l’immagine per leggere]

Spiace costatare come in questo articolo/comunicato stampa, scritto a quattro mani, mie e di Emanuele Rallo a cui modestamente andava fatto un minimo accenno, manca la data, ovvero giovedi 23 settembre 2010 nella sala I.S.D.E.R. all’Alberata Dante Alighieri di Tarquinia, ci sarà l’evento sul lancio della: “DOPARIA NAZIONALE SULLA LEGGE 40” (Procreazione Medicalmente Assistita). La proposta di Doparia presentata, nasce dal fatto di voler tentare di cercare di spronare gli elettori dando loro una spinta decisa nel sostenerci riguardo a temi eticamente-sensibili ed atteggiamenti che, sotto certi aspetti, con vari metodi e tramite vie alternative, mi ero già da tempo prefissato all’interno della Giovanile con Giulia Innocenzi, con la quale, se qualcuno lo ricorda ancora mi candidai a Vice-Segretario. Una storia, quella, fatta da “luci e ombre” che si è verificata e continua ancora a verificarsi sotto i nostri occhi, forse irresponsabilmente distratti e inconsapevoli di quanto sia minacciata, senza esclusione di colpi, la stabilità interna e democratica di tutta la Giovanile.

Il maggiore partito dell’Opposizione, nel quale militiamo, non si sofferma sul tema e preferisce non dare risposte precise o darle contrastanti. Grazie a un Documento redatto da me ed Emanuele Rallo ed il fondamentale supporto di Chiara Lalli e Filomena Gallo affiancato dal sostegno del Consigliere PD della Regione Lombardia Giuseppe Civati, che parteciperà anch’esso al dibattito, nasce la proposta di Doparia Nazionale. Partecipare, discutere, scambiarsi idee e decidere. Certo di suscitare in voi apprezzamento e gratitudine per l’invito lanciato sul mio blog, vi aspetto.

Pensando di fare cosa gradita trovate in formato pdf anche il manifesto scaricabile, di modo da conoscere realmente tutti relatori. Qui invece, trovate l’evento facebook. Aderite numerosi!

DOPO ALCUNE SEGNALAZIONI GIUNTEMI SU COME ARRIVARE METTO LA CARTINA:

[Clicca sopra l’immagine per leggere]

Quanto alle indicazioni per raggiungere la sala I.S.D.E.R. sopra trovate la cartina, comunque da P.zza Giacomo Matteotti dove c’è il Palazzo Comunale proseguite per via dell’Alberata Dante Alighieri. Purtroppo la sala in mappa non viene indicata, ma ho provveduto a indicarvela. Tuttavia, sarà messo un manifesto con tanto di bandiera PD a indicarvi la via. (http://mappe.virgilio.it/)

Interventi correlati:

1) 18/04/10 Primo evento di Andiamo Oltre
2) 17/07/10 Discorso effettuato nella provincia segreta
3) Woodstock Democratica al Campeggio di Andiamo Oltre

 

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