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Archivio per la categoria “I miei discorsi”

09/03/13 Discorso tenuto in Direzione provinciale dei Giovani Democratici

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GIOVANI DEMOCRATICI DI VITERBO
Marzo 2013 ore 14.00
Discorso tenuto in Direzione provinciale dei Giovani Democratici
dal Resp. alle politiche Sociali e i Diritti Civili dei GD di Viterbo Marco Gentili.
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Care democratiche, cari democratici,

in alcune delle principali città italiane la realtà politica a subire il più consistente spostamento di voti verso il Movimento 5 Stelle siamo stati noi. Ciò si riscontra anche in un rapporto dell’Istituto Cattaneo che ha effettuato un’analisi dei flussi elettorali in alcune grandi città – Torino, Brescia, Padova, Bologna, Firenze, Ancona, Napoli, Reggio Calabria e Catania – operando un confronto fra le elezioni per la Camera dei deputati del 2008 e del 2013. Da un lato il comico Beppe Grillo è arrivato dove neanche lui si aspettava potesse arrivare, dall’altro Berlusconi si è liberato dalle bende ed è riuscito a dimostrare di non essere morto. Di ciò devono entrambi ringraziare Bersani, che li ha lasciati fare.

Il voto del 24 e 25 febbraio ha ottenuto come risultato l’ingovernabilità e ha generato uno scenario apocalittico di alleanze difficilmente superabile. Ora l’inizio dello spettacolo è nelle mani di Bersani che purtroppo ha un solo vantaggio: tutto da perdere e nulla da guadagnare. La mossa disperata potrebbe essere solo una: mostrare quel mix di carisma e tenacia che finora è mancato. Al di sopra di tutto ciò c’è la trepidante Unione Europea che aspetta risposte e che si preoccupa di come dagli esiti del voto italiano si possa dare riscontro alle richieste di austerità che provengono dalla stessa.

Nonostante i media ci dicano tutt’altro, dobbiamo abbandonare l’idea che Berlusconi sia tornato nel cuore degli Italiani, perché in realtà Berlusconi ha rimontato poco o nulla. I dati di questi giorni ci dicono che: 4 elettori su 5 non hanno votato Berlusconi, mentre nel 2008 erano solo 3 su 5. Dunque dove si è spostato quel 20% di elettori? Le risposte possono essere tre: si sono rifugiati nell’astensione, da Monti oppure da Grillo. Quest’ultimo, rubando voti anche a Bersani, ha potuto creare un “partito”, che poi tanto partito non è, in grado di competere con gli altri due. Così, mentre 5 anni fa a dividersi la torta erano solo due coalizioni maggiori, oggi se la devono dividere in tre: ecco perché nessuno si è imposto e siamo ad una situazione di stallo.

Dobbiamo meditare molto sugli errori fatti: anche se D’Alema non si è candidato e abbiamo, all’80%, rinnovato la nostra classe dirigente, siamo sempre succubi degli errori passati, tra i quali rientra sicuramente la mancanza di una legge sul conflitto di interessi e l’accordo di non belligeranza sulle televisioni fatto a suo tempo con Berlusconi. Le stesse che, con l’aggiunta di La7, hanno incrementato il Movimento 5 Stelle. Non si può poi non citare l’errore strategico di Napolitano e di Bersani di accettare il governo Monti per compiacere l’Unione Europea, anziché andare subito al voto e togliere di mezzo una volta per tutte il nano malefico.

Ci rimane sempre, da vent’anni a questa parte, la forte convinzione che essere di sinistra significhi essere per il sociale, multiculturali, anti-razzisti, pacifisti, rispettosi delle donne, dei diritti degli omosessuali e dell’ambiente. Non c’è dubbio che, se dovessi scegliermi un amico per mangiare una pizza fuori e fare quattro chiacchiere, mi sceglierei una persona con queste qualità. La politica deve scontrarsi con la rappresentanza di interessi concreti e con l’aggregazione del consenso, e con queste cose i dirigenti di sinistra sembra proprio che non vogliano sporcarsi le mani.

Della campagna elettorale di Bersani non si ricorda una sola proposta. Ciò non significa che non abbia detto niente: ma che non ha detto niente di forte o che rimanga impresso. E soprattutto non è riuscito a valutare le istanze della società civile, da cui è scaturito il fenomeno Grillo.

Eppure gli spunti non mancavano: dichiarare Berlusconi ineleggibile (in quanto concessionario pubblico) o proporre una dura riforma della giustizia sono solo due esempi. Inoltre si poteva aggiungere, in sede europea, un impegno deciso a spingere la BCE a farsi da garante dei debiti degli Stati. Non è vero che essere onesti e credibili significa sempre rinunciare a slogan efficaci e a temi forti. Bersani ha preferito puntare tutto sul solo tema dell’identità: “siamo di sinistra, basta questo”. Con la crisi che attanaglia a molta gente solo questo non è bastato.

Il Partito Democratico dovrebbe compiere una svolta chiara: non verso il centro come molti commentatori e lo stesso Renzi auspicano; ma una svolta a sinistra, che ridia voce a temi quali la questione morale, la laicità dello Stato, la difesa del potere d’acquisto dei lavoratori, i diritti, la Costituzione nata dalla Resistenza, la rete di protezione sociale.
Lasciare scoperto questo lato costerebbe al Partito Democratico un sorpasso del Movimento 5 Stelle a sinistra e la sua condanna definitiva all’irrilevanza politica. Come Giovani Democratici abbiamo commesso altri errori. Sono capitato su http://www.lavoce.info e una analisi dei risultati elettorali mette in luce un voto generazionale giovanile verso il partito dei grillini.

Alla Camera, quasi la metà dei giovani hanno votato Grillo. Il più rilevante spostamento di voto della storia elettorale italiana. Qualcosa non è andato bene nella gestione del timone del Partito dei Giovani Democratici e spero che il Segretario Nazionale dei Giovani Democratici si sia posto qualche domanda in autoanalisi. Tra l’altro, tra pochi giorni, venerdì 15 Marzo, entrerà in Parlamento e mi chiedo su quali basi di merito gestionale. Giusto perché in questi anni ha saputo aggregare i giovani italiani è stato candidato e inserito in lista dalla direzione nazionale del Pd in Sicilia orientale?

Detto questo, e concludo, auguro a Fausto Raciti un buon inizio di carriera come deputato anche se prossime sono le nuove elezioni a parer mio. A noi e a tutta la giovanile lasci il compito di eleggere un nuovo Segretario Nazionale dei Giovani Democratici con elezioni Primarie perché non è più tempo di congressi. Oggi ci facciamo promotori di un documento in cui chiediamo esplicitamente le dimissioni del Segretario, uno dei motivi che ci spinge a farlo è l’impossibilità di tenere un doppio incarico istituzionale. Accumulando forse anche due stipendi. Altra cosa, avanziamo una proposta chiara che gli onorevoli eletti alla Camera e al Senato del Partito Democratico convoglino un tesoretto ai GD per svolgere attività di partito concrete e ben strutturate sul territorio.

Del resto anche il Segretario Pier Luigi Bersani ha affermato durante un’intervista nel programma “Che tempo che fa” che è ora disponibile rivedere la legge sui finanziamenti ai partiti perché la politica deve avere una qualche forma di sostegno pubblico, altrimenti la fanno solo gli ottimati e i miliardari. Diamo spazio ai giovani. Siamo un Partito e non un movimento.

Grazie ancora,
Marco Gentili

IX Congresso dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica

 

Piazza Duomo 14, Palazzo Reale – Milano
Sabato 6 e 7 ottobre dalle 9.00 alle 20.00.

Ho il piacere di trovarmi in una città che nell’anno 2009 ha ospitato la seconda Assemblea Nazionale dei Giovani Democratici, evento durante il quale non mi fu possibile presentare la Mozione sulle Cellule Staminali Embrionali a causa del ritardo nella presentazione della documentazione inerente da parte della seconda arrivata alle Primarie di allora, Giulia Innocenzi. Assemblee nazionali, poi, mai più convocate.

Saluto tutti i congressisti e ringrazio l’Associazione Luca Coscioni per l’opportunità che ci concede in Italia, ogni giorno, di “lanciare” messaggi di speranza per tutti coloro che lottano quotidianamente contro l’oscurantismo politico ideologico, anche di natura dogmatico-religiosa, che purtroppo immobilizza lo spirito e la mente di milioni di italiani.

Ancora una volta sono qui per contribuire alla grande questione sociale del nostro tempo, quella che fa dei diritti dei disabili e delle persone colpite da malattia una battaglia a cui non si può rinunciare.

Sono qui, di fronte a voi, per ricordare quanto grandi siano, oggi come ieri, le possibilità e le prospettive di cura legate ai progressi della ricerca biomedica.

Sono qui per ribadirvi quanto sia importante la promozione dell’insegnamento del metodo scientifico nella nostra società, sia per l’apporto pratico che ne scaturisce, sia per il suo valore democratico e politico.

Sono qui per far arrivare il mio messaggio alle porte dell’Unione Europea, affinchè prosegua sulla strada del superamento dei divieti sulla ricerca scientifica, dopo la sentenza della Corte Europea dei diritti di Strasburgo che ha condannato la legge 40 italiana.

Sono qui anche perché credo fermamente nel principio di autodeterminazione individuale, quello che non può obbligare nessun essere umano a terapie contro la propria volontà.

Oggi vado contro quel sentimento di paura e di disinformazione che annienta l’intelligenza della collettività sociale e che molto spesso è generata dalla disparità nell’accesso ai benefici della ricerca. La difficoltà più grande che ci sovrasta è quella relativa ai possibili usi negativi delle nuove scoperte scientifiche ma siamo qui riuniti per acquisire la consapevolezza che all’etica della proibizione possiamo sostituire un’etica di responsabilità congrua alla parola libertà.

L’arma più potente che possiamo sfruttare, come sappiamo da anni, è quella dell’informazione e della sensibilizzazione, nazionale e transnazionale. Questa occasione di riunione è uno straordinario canale di mobilitazione delle idee, è una fucina di riflessioni da condividere e da esportare.

In Italia, rispetto a molti altri Paesi europei, la strada da recuperare, in termini di avanzamento scientifico, è palesemente ostacolata. Il freno ideologico e la scusa del riflettere per cambiare tutto e poi, nella migliore delle ipotesi, non cambiare niente rappresentano l’unica politica italiana.  

Viviamo nel nostro Paese una paralisi legislativa frutto di un atteggiamento fondamentalista che fa percepire come negative le nuove tecniche biomediche. 

Approfittando della giornata tiro in ballo anche il Partito, quello di cui faccio parte, quello Democratico. Prendo tale iniziativa perché dovrebbero essere i miei responsabili politici quelli che hanno il dovere di condurre il dibattito e le scelte finali, quelli che devono saper dare una risposta, gli stessi a cui ho indirizzato più volte una richiesta esplicita di partecipazione attiva ma che non hanno mai risposto.

Dialogare e confrontarsi sulle potenzialità insite nelle nuove scoperte scientifiche è prerequisito fondamentale per mantenere sempre viva l’assiduità nella ricerca. Questa costanza di cui parlo va anche oltre i risultati che la ricerca può produrre, è una costanza che dà il senso alto della funzione sociale della ricerca stessa, che ci offre il valore di provare, scrutare, elaborare, mettere in gioco le potenzialità della mente umana, che ci permette di sbagliare e sull’errore riformulare una nuova teoria con buon senso e ragionevolezza. Tutto ciò significa progresso democratico.

Il sistema elettorale su cui si sta lavorando, oltretutto, non lascia presagire nulla di positivo. Sarò troppo ideologico ma le due ipotesi che vanno da Sel all’Udc o quella che comprende Pdl, Pd e Udc sono assurde. La ricandidatura di Monti, poi, sarebbe una scelta tattica invece che democratica. Non so voi ma trovo che i politici italiani si vogliano mascherare dietro la disponibilità ad un nuovo incarico dell’attuale presidente del consiglio.

A lor Signori vorrei ricordare ancora una volta, però, che il nostro è un tema che ha una sua forte peculiarità che vede chiamati in causa i diritti di circa 650 milioni di persone in tutto il mondo.

E, rispetto a ciò, vorrei dire pochissime parole, ma schiettamente: nell’affrontare in tutte le sue implicazioni il discorso sulla ricerca scientifica dobbiamo – nell’universo della politica, delle attività di governo, della vita istituzionale, del Parlamento – liberarci da ogni meschinità e ristrettezza di vedute.

Non chiudiamoci in questo orizzonte di breve periodo, guardiamo più lontano al ruolo che deve svolgere il nostro Paese, agli sviluppi che più in generale deve assumere la ricerca scientifica sul piano nazionale e internazionale. E guardiamo a queste questioni con quel senso del futuro che è indispensabile per guidare qualunque Paese che si voglia ritenere civile.

Non posso concludere senza fare riferimento all’articolo 32 della nostra Costituzione che, già nel 1948, sanciva il diritto alla salute e affermava il “rispetto della persona umana”. Tale articolo deve essere il costante punto di riferimento per la ricerca scientifica e per le scelte politiche relative al tema della salute. Inoltre, il rispetto della persona umana deve essere garantito necessariamente attraverso la libertà di scelta, anche e soprattutto in relazione alla propria salute psico-fisica. I nostri rappresentanti non possono esimersi, dunque, dal considerare l’alto valore che questo articolo riveste e quante implicazioni esso comporta. Chiedo pertanto che chi di dovere legga nuovamente questo importante riferimento chiedendo quel cambiamento di atteggiamento indispensabile a garantire il raggiungimento con la mente aperta al futuro e al progresso scientifico.

Ringrazio tutti per la cortese attenzione, buon proseguimento di lavoro.

Cordiali saluti,

                                                                                                                                  Marco Gentili

10/12/11 Discorso tenuto in Direzione provinciale dei Giovani Democratici

Una Direzione Democratica abastanza “atipica” dove, invece di apportare delle risposte in ambito politico ci si è scagliati, dopo l’apertura del Segretario provinciale Michele Bassanelli, del “futuro” Segretario Nazionale Andrea Baldini (Resp. dell’organizzazione dei GD) e di Sara Battisti Segretario regionale dei Giovani Democratici del Lazio, verso l’intervento di Gianni Ottaviani [QUI ALLEGATO] trasmessoci telematicamente per l’impossibilità a partecipare, causa esami universitari e letto in apertura del dibattito. Detto questo, non mi rimane che dirvi che le Primarie non si terranno ma si andrà a Congresso.

Segue discorso tenuto nella Direzione dei Giovani Democratici il 10 dicembre 2011.

GIOVANI DEMOCRATICI DI VITERBO
Dicembre 2011 ore 17,30
Discorso tenuto in Direzione provinciale dei Giovani Democratici
dal Resp. alle politiche Sociali e i Diritti Civili dei GD di Viterbo Marco Gentili.

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Cari Democratici e Democratiche,

buon pomeriggio a tutti!

Apprendo con grande dispiacere l’assenza di Fausto Raciti, anche se come mi pare di aver visto, qui sotto ha portato qualcuno e,  poi purtroppo, si è dato alla fuga, ma siccome non ho controprova sorvolo. Il  mio discorso è rivolto a lui e anche se non c’è lo faccio come se lui fosse presente, come se mi rivolgessi alla sua persona. Spero non sia offensivo nei confronti del suo presunto sostituto che saluto e a cui do il benvenuto.

Inizio col dire che da Sara attendo, come sa già, ancora una risposta all’e-mail che scrissi esattamente l’11 aprile 2011 a proposito della situazione grave e generale di immobilismo che già allora aveva intaccato la spinta politica propulsiva dei Giovani Democratici e spero che oggi possa o, meglio, possiate rispondere.

Per quanto riguarda te Fausto, come risaputo, è la prima volta che, correggimi se sbaglio, sei presente in questo palazzo della Federazione di Viterbo, per un appuntamento che è stato organizzato in vista del futuro Congresso dei Giovani Democratici.

In tre anni di mandato ricordo di averti ascoltato, insieme a tutti i giovani democratici, presenziando con piacere e voglia di contribuire politicamente ad un cambiamento costruttivo dei nostri tempi, alla Seconda Assemblea Nazionale dei Giovani Democratici e fu quella l’unica occasione in cui ti ho seguito con l’idea incoraggiante di abbracciare una nuova epoca intrisa di motivazione, di coraggio e di linee, come meglio dire, fattive.

Da allora, più di sapere che Fausto Raciti è il Segretario Nazionale dei Giovani Democratici, non ho saputo più nient’altro. Ho conosciuto dalla precedente Assemblea il tuo ruolo ed ero consapevole del compito che andavi a rappresentare politicamente ma, a parte questo, sei rimasto per me solo un emblema, solo una bandiera rappresentativa di una organizzazione che non ha realizzato un programma degno di tutelare la parte migliore di una generazione.

In questo lunghissimo periodo abbiamo tutti indistintamente appreso dalle tue parole, espresse in alcuni appuntamenti, l’inevitabile capitolare della politica del nostro Paese e abbiamo in tantissime occasioni, anche giustamente, evidenziato il fatto che i progetti dei Giovani Democratici non dovevano assolutamente appiattirsi sugli schemi interni del partito e che non dovevano rimanere estranei alla realtà in cui si nasce, si cresce e si vive, calata nella vita sociale e pubblica, vicina ai cittadini, alle cittadine e ai ragazzi del nostro tempo. Hai più volte esposto la difficoltà di gestire le dinamiche locali spesso complesse col dire poi che non erano però irrisolvibili.

Tutto ciò ti fa onore senza dubbio per la presa di coscienza di una realtà in crisi e che necessita di una lucida consapevolezza ma quello che non hai mai fatto è presentare sul tavolo un progetto politico e intellettuale che avrebbe dato un senso a questi tuoi tre anni di mandato.

Cosa risponderesti se ti rivolgessi le seguenti banali domande?: “Cosa hai fatto come Segretario dei Giovani Democratici” e “Quale è secondo te il ruolo di un Segretario”?, “Come hai concretizzato la capacità di intervento di cui ti sei fatto bandiera in qualche discorso che a fatica abbiamo seguito in appendice a qualche evento?”.

Mentre formuli le tue eventuali risposte, rivolgendomi con intensità e anche con rabbia a tutti i presenti, nonché anche a te, voglio assolutamente ribadire quanto segue: “c’era bisogno di aspettare Sanremo 2010 per inventarsi qualche cosa di programmatico dal Nazionale? Per cucire intorno ai giovani una cornice di visibilità? Senza averci detto e informati di nulla?”.

A questo punto, perché no! Potremmo proporre in questa sede di partecipare all’Isola dei Famosi oppure, che ne so, alla Talpa! Tanto a muoverci nel buio siamo abituati. Ragazzi, non posso non esprimermi diversamente, mi è rimasta soltanto la provocazione e me ne addoloro.

Abbiamo uno Statuto, abbiamo un organigramma, i giovani hanno una enorme opportunità di incidere con indirizzi politici seri e di arrivare molto lontano. La visibilità è un fattore che dobbiamo meritarci con l’organizzazione di un assetto a piramide che abbia il suo motore nell’attività politica dei giovani e il suo timone nella figura del Segretario Nazionale, fino ad oggi assente.

E’ palese, lo ripeto, che la giovanile in essere è molto distante da tutto quello che abbiamo appena menzionato. Questa non ha mai spiccato il volo e non si è mai veramente impegnata a darsi spinta alcuna per prefiggersi dei concreti obiettivi e darsi da fare con anima e corpo per raggiungere e realizzare una realtà circostante unita e compatta.

A tre anni dall’inizio di quella nuova fase politica che per molti avrebbe dovuto inaugurare il “secondo tempo” del Partito Democratico, io non ho preso atto di nessun cambiamento.

Vogliamo renderci conto che la giovanile racchiude in sé un tesoro prezioso, che la giovanile può essere e deve essere un laboratorio di idee guidato da persone che non siano ad un passo dalla soglia dei 30 anni e che, anche nel nostro territorio ha bisogno di essere rilanciato? Non possiamo continuare a tenerci attaccati al rimorchio del Partito Democratico nazionale o di quello viterbese. Siamo noi che, attivamente, dobbiamo aprirci una campagna innovativa che ci porti a cavalcare l’onda dell’innovazione.

Ci rendiamo conto che i temi da trattare sono tanti? Dal diritto ad un lavoro che tuteli un futuro che non sia a tempo determinato al diritto all’istruzione non ostacolato da tasse e percorsi burocratici che tolgono sostanza all’acquisizione di interessi che sono colonne di vita; penso altresì alla tutela Individuale del proprio corpo e delle proprie scelte, il caso di Lucio Magri morto in Svizzera, per esempio, è solo il caso più attuale. La Ricerca Scientifica e il tema Europa e alla possibilità di lottare perché la cittadinanza sia quella relativa ad un Europa unita, così come Spinelli, Einaudi ed altri la definivano nel loro famoso Manifesto di Ventotene.

L’iniziativa di RUN Tuscia, avvenuta martedì 15 novembre, presso l’Università degli Studi della Tuscia, è un esempio da perseguire sì. Rivolgendomi, però, per un istante anche a Michele Bassanelli, Segretario provinciale, gli consiglio che, prima di fissare iniziative del genere se ne discute al nostro interno perché, per come siamo messi non basta una Segreteria. Serve vedersi, prima, sul percorso da fare assieme e sulle campagne, poi si avvia un minimo di coinvolgimento, e da lì poi il successo della campagna è garantito.

I giovani, tornado al Manifesto di Ventotene del 1941, per un’Italia unita e federalista, dovrebbero sentire l’Europa come la propria patria di appartenenza e non essere fermati dai confini pesantemente burocratici che smorzano la loro capacità di andare oltre e di confrontarsi con realtà diverse solo per certi aspetti ma pur sempre europee.

Per tutti questi motivi che per ragioni di tempo non posso elencare ulteriormente sono qui oggi, come sempre. Porto nel cuore il valore e la dignità della democrazia che voglio condividere con tutti voi Giovani Democratici.

Sono  indignato, e voglio esprimere tutta la mia indignazione per la classe politica italiana, compresa la nostra, sensibilmente invecchiata, prevalentemente ammanicata, mancante di una sufficiente visione di insieme, debole in competenze e preoccupata più di conservare il proprio potere piuttosto che guidare il Paese verso percorsi di crescita e di sviluppo.

Non voglio, Fausto, rassegnarmi all’idea di avere visto commettere errori politici e amministrativi nella nostra organizzazione e né genuflettermi a scelte dettate e imposte dall’alto. Voglio scegliere di oppormi con convinzione di causa di fronte allo stallo dei dialoghi interni ed esterni.

A questa scelta politica, voglio fortemente lanciare un segnale di alternativa. Riuniamoci più volte, anche se lo statuto nazionale non prevede in maniera dettagliata questo. Decidiamo di vederci in maniera più costante per discutere sul da farsi, perché senza dialogo tra di noi non possono partire iniziative come quelle prima descritte.

Restituiamo anima ai nostri circoli, quelli apparentemente ancora attivi, ma che da qualche anno sono diventati contenitori chiusi e svuotati, volti all’autoconservazione delle oligarchie esistenti, refrattari a qualunque domanda di cambiamento e di democrazia interna.

Raccontiamoci in faccia gli errori del passato e da quelli imbastiamo una progettualità politica che può scavalcare l’ostacolo della crisi e che abbia la capacità emotiva  di comunicare coi piani alti ma dotati di buone orecchie della politica centrale. Facciamolo con il coordinamento di azioni pacifiche ma dimostrative di quanto valiamo e di che cosa vogliamo.

Una volta, Fausto, se ricordo bene, parlasti di capacità critica e di reinterpretazione dei cicli storici. Bene! È arrivato il momento di sfruttare queste abilità perché finora sono rimaste scatole vuote. Utilizziamo il nostro statuto e la nostra organizzazione e prepariamoci ad affrontare nuove primarie, dove questa volta siano vere e trasparenti.

Facciamolo ora per il nostro futuro, per il nostro presente!

Grazie ancora per l’ascolto,
Il vostro Responsabile alle politiche Sociali e i Diritti Civili dei Giovani Democratici della provincia di Viterbo,
Marco Gentili

Giovani Democratici: finisce oggi l’era Racitiana?

Mentre l’era di Berlusconi che ha prodotto tanti danni al Paese e ha profondamente danneggiato l’immagine dell’Italia all’estero si dice sia finita, oggi 21 novembre 2011, per chi non lo ricordasse ancora, finisce l’era dei Giovani Democratici, iniziata il 21 novembre 2008. Finiscono i tre anni di un mandato tenebroso ed ininfluente per il modo apatico con cui è stato gestito. Oggi finisce l’era del nostro Segretario nazionale, Fausto Raciti

Mesi fa, tuttavia, mi erano giunte voci del commissariamento ai ragazzi napoletani voluto attuare e imporre dal nostro Segretario nazionale dei Giovani Democratici, per una vicenda molto curiosa. I Giovani campani, sprovveduti di tessere, si sono rivolti come prassi a Pietro Grimaldi Segretario regionale dei Giovani Democratici, e preciso che era in Esecutivo Nazionale, il quale ha dato disposizione di non preoccuparsi per il tesseramento tanto da non concedere il materiale apposito. Suvvia, lo sapete tutti, il materiale è troppa roba per i Giovani Democratici.

I Ragazzi, però, si sono presi la briga di affidarsi all’uso di fotocopie in sostituzione dei moduli e del rilascio delle tessere, cui a fatto seguito l’ennesimo commissariamento. Ho perso il conto dei commissariamenti fatti in questi tre anni.

Il Segretario nazionale Raciti affermava:

«La commissione di garanzia nazionale ha verificato l’impossibilità di procedere all’approvazione dell’anagrafe di Napoli in quanto il numero di iscritti dichiarati supera di 500 unità i moduli regolari consegnati dai livelli superiori. Gravi irregolarità procedurali durante le operazioni di tesseramento che sono state avallate dal segretario locale. Prima tra tutte l’uso di fotocopie in sostituzione dei moduli e del rilascio della tessera. Per queste ragioni abbiamo nominato commissario Francesco Parisi».

Peccato che la commissione di garanzia nazionale dei Giovani Democratici, composta da 21 membri, sempre ammesso che si sia riunita, si è espressa sulla vicenda senza numero legale.

Ripeto, sempre che questa si sia riunita, cosa che vedendo i precedenti amministrativi della giovanile mi lascia un po’ perplesso, a deliberato solamente con 6 membri effettivi. Questo apparentemente è quanto indicato da uno dei componenti della suddetta commissione dei Giovani Democratici e, di cui al momento e per correttezza, mi riservo di indicarvi il nome.

Detto questo, però, volevo mettervi a conoscenza anche della e-mail che ho sentito necessità di recapitare al Segretario regionale dei Giovani Democratici del Lazio Sara Battisti, dopo la direzione tenuta il 08/04/11 e l’elogio delle Primarie della giovanile in Federazione PD di Viterbo. Sprovvista ancora di risposta.

[Clicca sopra l’immagine per ingrandirla]

Segue testo:

Alla gentile attenzione,
del Segretario regionale dei Giovani Democratici del Lazio
Sara Battisti

Cara Sara,
mi hai cortesemente chiesto una e-mail per comunicarti i molti interrogativi nel passato della giovanile del Partito Democratico, che per correttezza non ho voluto esporti venerdì sera, e ora con piacere cerco di riportarli alla tua attenzione.

In Direzione, tenuta lo scorso venerdì 8 aprile 2011 in Federazione PD di Viterbo, hai parlato delle Primarie dei Giovani Democratici che abbiamo realizzato e sulle quali, a differenza dei molti ragazzi nuovi presenti, sia il sottoscritto, il Segretario provinciale Michele Bassanelli e te sappiamo, o dovremo sapere come sono state realizzate. Ad oggi non c’è alcuna ufficializzazione riguardo lo spoglio dei voti e alcuna segnalazione in merito a quale sia stata la modalità adottata per la raccolta dei voti. In pratica nessuna ufficializzazione dall’Organizzazione del Partito Democratico.

L’immobilismo della Giovanile è più che mai evidente; non abbiamo mai avuto liquidità per le eventuali azioni politiche da svolgere sui territori solo perché qualcuno che, sfortunatamente, ancora ci amministra, aveva paura di chiedere un incontro formale sul tema. E’ brutto dirlo, ma non abbiamo mai avuto un Segretario nazionale dei Giovani Democratici che attraverso carisma, entusiasmo e la sua azione politica svolta potesse raffigurarci.

le Assemblee nazionali [prima e seconda], mai più svolte e le Direzioni nazionali richieste più volte ci hanno portato e traghettato verso una tempesta fatta di anonimità, rassegnazione e indignazione al brutto, al peggio, all’ineluttabilità dello sfacelo, a pochi mesi dalla scadenza del mandato di Fausto Raciti. Tant’è vero che anche il nuovo sito nazionale dei GD non è mai stato strutturato seguendo una logica, anche perché gli ultimi post risalgono al 2010.

Il successore di costui sarà veramente Andrea Baldini responsabile dell’organizzazione dei GD? Se sì, in che modo e con che modalità? E’ possibile pensare a un futuro, a un cambiamento? Io non penso che basti far dimettere Raciti, o la sua Segreteria. In primo perché avrebbero dovuto avere il coraggio di farlo subito, dopo l’assurda votazione avvenuta alla seconda Assemblea Nazionale dei Giovani Democratici.

Serve un nuovo Segretario, sì! Ma non serve un passaggio di testimone. Penso piuttosto che sia necessario ricostruire prima un humus sociale diverso per far crescere e formare un progetto alternativo di Giovanile, rispetto a quello che ci è stato proposto finora.

Sono convinto che questo progetto alternativo non debba essere “proposto”, ma semplicemente “imposto” da noi tutti. Per questo è necessario cambiare noi per primi cercando di fare sentire quella voce democratica che, nel bene o nel male ho sempre cercato di ascoltare. Credo dunque che sia una decisione che debba essere ricostruita tra tutti noi, tra quanti ci guardano e quanti semplicemente ascoltano. Prioritaria però è la necessità di nuove primarie, che molti vogliono osteggiare sin da ora. Curate e gestite, questa volta, dalla nostra Organizzazione. Prioritaria è la Democrazia. Prioritaria è la Politica, in questo paese. Interrogarsi nuovamente: cos’è successo in questi tre anni? In che Giovanile siamo?

Serve la prossimità del quotidiano, quella in cui ha modo davvero di esercitarsi l’essere politico di ciascuno di noi: nelle decisioni, nelle scelte e nelle azioni.

Nulla di meno astratto, nulla di più prossimo a noi. Ma l’identità tra aggettivo e sostantivo “giovane = Giovanile” vale ancor oggi come nel 2008 quando i Giovani Democratici stavano nascendo? O qualcosa di quel “giovane = Giovanile” si è perso per strada? La somma di tutte le singole amenità politiche spicciole che abbiamo subito giorno dopo giorno ha trasformato questa Giovanile in un meccanismo sempre più difficile da gestire e sopportare. Non è possibile che un organizzazione individuale e staccata dal Partito Democratico risponda sempre con un “forse” o un “domani vedremo”, per interessi di mora che moltiplicano giorno dopo giorno, con una risposta inutile quando non assente. No! Non è possibile cara Sara.

Bene, io ripeto che malgrado tutto ci sono ancora e ti faccio una proposta forse oscena. Ricominciamo a essere un qualcosa di democratico. La scelta scellerata e dittatoriale di tramandazione spudorata con il passaggio di ruolo, se permetti non la acconsento e non la acconsentirò mai. A costo di presentare una autocandidatura! Ricominciamo a operare per un bene comune. Per noi stessi e per quelli che ci staranno vicino di poltrona. Possiamo farlo tutti: operando delle scelte, mettendo in campo delle proposte, opponendoci quando bisogna opporsi e assentendo quando è giusto dire di sì.

E’ inutile e dannoso allontanarsi dalla politica, fosse anche come conoscenza critica. Ecco cosa vi propongo allora, da adesso alla fine del mandato di Raciti, proprio perché per un progetto simile io ci sono stato sempre, e voi?

Io non mi fermo. Non mi fermano le opposizioni politiche, interne o esterne. Non mi fermano le difficoltà e non mi ferma l’essere in pochi o in molti. Perché purtroppo sono innamorato sì, ma della democrazia!

Ribadendo queste osservazioni mi auguro di ricevere da te una risposta tempestiva e nel contempo la possibilità eventuale di rendere pubblica questa e-mail e la tua successiva risposta.

Davvero affettuosamente,
Marco Gentili

Ora che il mandato del nostro Segretario nazionale dei Giovani Democratici è giunto al termine, voi non pensate che invece di un semplicissimo Congresso ci sia bisogno di mettere mano a questi Giovani Democratici? Ai posteri ardua sentenza.

19/08/11 ~ Il merito deve essere sempre premiato! ~

Innanzitutto vi saluto cordialmente anche a nome del Consiglio Comunale dei Giovani, porgendo il mio sentito ringraziamento a tutti gli intervenuti e soprattutto ai veri protagonisti di questa premiazione: i vincitori di quest’anno.

Sotto l’Amministrazione Mazzola, grazie alla votazione unanime del Consiglio dei Giovani del 19/03/10 su mia proposta per i premi al merito, è stato possibile dar vita per il secondo anno consecutivo a questa iniziativa che ci vede fieri ed orgogliosi di premiare gli allievi Tarquiniesi che si sono distinti nel conseguimento della maturità nell’anno scolastico 2010/2011, rendendoci ancor più speranzosi ed ottimisti nei confronti della nuova generazione che spesso viene anche ingiustamente mortificata e troppo poco spesso gratificata, come ahimè ci insegna la disastrosa sperimentazione del Ministro Maria Stella Gelmini atta a mortificare la scuola più che premiare gli allievi e gli insegnanti che lavorano di più e meglio. A mio avviso va coltivata ed incentivata una cultura che prevede l’esortazione e la gratificazione degli studenti che superano brillantemente la maturità, ma dobbiamo prospettare loro un mondo del lavoro il più adeguato possibile.

I tagli lineari praticati nella Scuola Pubblica non consentono l’auspicata modernizzazione delle nostre “palestre di vita”.

Detto ciò chiudo qui il discorso perché credo sinceramente che in questo giorno di festa debba essere momentaneamente accantonata ogni polemica ed illazione per dedicarsi completamente alla premiazione di coloro che si sono distinti nella massa per i meritevoli risultati.

In ultimo desidero formulare ringraziamenti: a tutti i Dirigenti Scolastici e ai Docenti dei vari istituti per aver contribuito, con il Comune di Tarquinia, alla riuscita di questa consueta manifestazione. E, infine, rinnovo i più vivi complimenti ai premiati con l’augurio di sempre maggiori soddisfazioni per una vita degna di essere vissuta.

Marco Gentili.

Leggi anche l’articolo tratto dal Nuovo Corriere di Viterbo del 21/08/11 e guarda le foto dei premiati.

07/07/11 Marco Gentili in Consiglio Generale dell’Associazione Luca Coscioni

 

Hotel Nazionale di Piazza Montecitorio 131 – Roma
Giovedì 7 luglio 2011, dalle 9.30 alle 20.

Salve a tutti, è sempre piacevole ritrovarsi,

sono davvero molto contento di essere stato invitato quest’oggi da Filomena Gallo al Consiglio Generale dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica. In qualità di tesserato dell’Associazione e come militante ed esponente PD, in casa vostra sento la necessità di esprimere la soddisfazione per ciò che si è ottenuto in questi ultimi tempi.

La prima soddisfazione è che durante l’ultima Direzione nazionale del Partito Democratico, dopo un pressing ripetuto e continuo, si è riusciti a portare a casa il riconoscimento del referendum interno sulla legge 40, tramite il sistema della ormai nota “doparia”. Sistema che è stato finalmente riconosciuto e che entro breve tempo, si spera dopo le vacanze estive, sarà ulteriormente esaminato e inserito nello statuto del Partito. Di tutto ciò si deve ringraziare l’On. Sandro Gozi che si è impegnato, riscuotendo esito positivo, a fare procedere verso l’attuazione dell’art. 27 anche durante la conferenza del Partito tenuta dallo stesso Pierluigi Bersani. Proponendo a quest’ultimo una consultazione sull’opportunità di una nuova legge in tema di fecondazione una volta adottato il regolamento attuativo. Inoltre non dimentico il prezioso contributo delle varie persone che hanno gentilmente collaborato alla stesura di un testo base e condiviso, da Emanuele Rallo, Filomena Gallo, Chiara Lalli a coloro che poi lo hanno supportato civilmente e politicamente Raffaele CalabrettaPippo Civati, Cristiana Alicata ed in ultimo Mina Welby.

La seconda soddisfazione, invece, è che i cittadini hanno fermamente preso una netta posizione senza particolari timori su temi importantissimi, quindi si può pensare seriamente che forse qualcosa si sta muovendo e che anche in Italia qualcosa stia cominciando a cambiare o almeno c’è il desiderio e la volontà che questo avvenga.

Il tutto, come spero converrete, ha messo in luce un cambiamento dell’opinione pubblica nazionale sia in relazione al quadro politico che alla volontà di partecipazione alle decisioni da cui dipende il futuro del Paese. Ha sicuramente inciso su questo mutamento la crisi finanziaria internazionale così come la palese incapacità di farvi fronte da parte dell’attuale maggioranza parlamentare, tutta tesa a muoversi su un terreno propagandistico anziché fattivo e per di più condizionata nei tempi e nei modi dell’azione dagli interessi privati del premier.

Anche il mondo della laicità con la sua resistenza ormai quasi decennale alle misure punitive che gli sono state riservate, per me, ha contribuito attivamente a questo mutamento.

Proprio la nostra Associazione, che su questo fronte ha da sempre cercato di dare il suo contributo, modesto ma sincero, spero che se ne compiaccia e si auguri che presto al cambiamento degli umori nazionali faccia seguito la loro registrazione in sede politica e parlamentare affinché possa per lo meno cambiare anche il clima politico e il quadro di risorse erogate al mondo della ricerca scientifica in cui l’attività dell’Associazione Luca Coscioni si muove.                                                                                  

Allora: non lasciamo che la brezza del cambiamento tagli fuori proprio la laicità e la ricerca scientifica, ma impegnamoci, come sempre, a supportare l’ambito della scienza che combatte per la vita, pur lasciando, come del resto è nostro uso e costume, il baluardo della libertà di autodeterminazione di ogni singolo individuo.

Detto ciò, ho appreso che quest’anno la Scuola Estiva degli Studenti Coscioni, purtroppo, quasi sicuramente non si terrà ed ho capito che, benché lo stato di salute economico e finanziario dell’Associazione medesima sia in attivo, manca quasi del tutto una forte capacità attrattiva che permetta di “agganciare” donatori più benestanti i cui proventi andrebbero ad incentivare il già fondamentale supporto finanziario proveniente dai molti donatori, quasi tutti compresi nella fascia dei cinquantenni, impiegati ed operai che destinano il cinque per mille del loro stipendio all’Associazione.

Da sempre, come sapete meglio di me, esiste una distinzione tra sostenitori e contribuenti: i primi sono coloro che versano somme uguali o superiori ai 100 euro tesserandosi, mentre i secondi sono tutti quelli che invece contribuiscono con somme inferiori ai 100 euro magari non iscrivendosi.

Per quanto riguarda questa situazione avanzo una proposta: individuare tra i sostenitori coloro che assiduamente donano il cinque per mille all’Associazione e contemporaneamente rinnovano la tessera ogni anno, e destinare  loro una tessera gold, simile a quella che avete in prospettiva di consegnare alle 277 persone che dal 2001 versano imperterrite la loro quota associativa, prevedendo per loro dei servizi integrativi, migliorativi o alternativi a quelli di cui già molti usufruiscono con il Soccorso Civile. Tramite quel nuovo portale che sentivo essere sempre in fase di ultimazione. Con una base principale però, ovvero quella di riportare, sempre nei diritti della privacy, il proprio reportage attraverso delle schede prestampate,  scaricabili e poi da valutare, in modo da inserirle in maniera più chiara possibile nella nuova sessione. Con l’intento che possa, e debba, essere più funzionale per ogni singolo tema affrontato nell’ausilio che da tempo  stiamo portando avanti.

Ascoltavo anche che molti di voi sono scettici riguardo la Comunity, invece io personalmente proporrei di creare una terza piattaforma, scaricabile gratuitamente, destinata a tutti gli ausili tecnologici per i disabili. Io non sono un tecnico di queste cose, ma ho la fortuna o se vogliamo ho la sventura di avere un puntatore oculare in casa, di cui, come sapete, si avvale mio fratello. E, che molto probabilmente, vedrà, speriamo il più lontano possibile, anche il mio doppio utilizzo. In che modo quindi? Sono dell’idea che si dovrebbe il più possibile fare rete fra queste tecnologie per stilare, in primo luogo, il numero preciso delle persone che ne usufruiscono per poterle informare virtualmente attraverso la rete dei temi dell’Associazione per renderli il più possibile partecipi. Proponiamoci anche di catturare, per esempio, malati europei e transnazionali che attraverso il circuito possano scambiarsi idee e prospettive comuni.

Per quanto riguarda sempre le iniziative politiche presenti e future, da intraprendere con l’Associazione Luca Coscioni, infine, avevo pensato e girato un testo di Legge regionale per il  trasporto di persone con disabilità motoria tramite autoservizi non di linea (Taxi e Noleggiatori Con Conducente) al nostro Tesoriere. Sono consapevole che, stando all’Opposizione della regione Lazio, è tutto più complicato. Anche se, a parer mio, su certe tematiche non ci dovrebbe essere un colore politico più o meno predominante. Dato che, però, attualmente il Segretario dell’Associazione, invece, si trova in maggioranza nel Comune di Milano, malgrado il buco di bilancio ed il fatto che io non sia informato su come sia la situazione dei trasporti di persone con disabilità motoria tramite autoservizi nei Comuni lombardi, si potrebbe pensare di riprendere e rivedere la proposta ed attuarla proprio nel Comune di Giuliano Pisapia, per poi farla girare e circolare a tutti i Comuni limitrofi e dar luogo così ad una divulgazione che molto probabilmente si rivelerebbe proficua per l’intera Italia.

Sperando di non aver annoiato nessuno, bensì aver contribuito all’attività propositiva vi ringrazio ancora dell’invito ed auguro, proprio a tutti, un buon proseguimento dei lavori.

 Laicamente e democraticamente,
Marco Gentili

Qui puoi riascoltare l’intero Consiglio Generale dell’Associazione Luca Coscioni.

Incontro con l’On. Sandro Gozi per il Referendum interno al Partito Democratico

Ieri, in via Cola di Rienzo, seduti ad un bar con Emanuele Rallo (PD), abbiamo incontrato l’On. Sandro Gozi (Capogruppo PD nella Commissione per le PolitIche dell’Unione europea alla Camera dei Deputati e Presidente dell’Associazione Italia India, nonchè componente dell’ex area Marino) per uno scambio di battute per tornare a parlare del referendum nazionale sulla Legge 40 interno al Partito Democratico.

Dopo avergli ribadito che, in questo percorso, ci siamo confrontati con diverse figure: da Raffaele Calabretta (Ricercatore del Cnr), Pippo Civati (Consigliere regionale in Lombardia del PD), Cristiana Alicata (PD) a Mina Welby (Membro della direzione dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica), Filomena Gallo (Avvocato, Presidente dell’Associazione “Amica Cicogna”, Vice Segretario dell’Associazione Luca Coscioni sempre per la libertà di ricerca scientifica e docente di Legislazione nelle Biotecnologie in campo umano), Chiara Lalli (Docente di Logica e Filosofia della Scienza e di Epistemologia delle Scienze Umane) e molti altri ancora, andando però a sbattere più volte contro il muro purtroppo reale, rappresentato dall’assenza di un regolamento attuativo dell’articolo 27 (in precedenza il 28) del nostro Statuto, siamo subito arrivati al concreto della questione. Per fare in modo che sia svolto un referendum nel Partito, percorso già di per sé complicato, per via delle molteplici sfaccettature democratiche, infatti, ci ha prospettato tre soluzioni possibili:

1) Si consulterà con il Sen. Ignazio Marino (PD) e l’On. Ileana Argentin (PD), più preparati di lui sulla materia, per attendibilità del nostro elaborato e per eventuali correzioni.

2) Si attiverà, con altri Colleghi, a chiedere in Direzione nazionale del Partito Democratico convocata per venerdì 24 giugno alle ore 10.00 presso la sala conferenze del PD in via Sant’Andrea delle Fratte, per procedere nel difficile tentativo di inserire nel nostro Statuto il Regolamento attuativo dell’art. 27. Dove senza quest’ultimo, non possiamo neanche organizzare la raccolta delle firme necessarie allo svolgimento di qualsiasi referendum.

3) Prospettare, con il testo in questione, sempre se eventualmente la Direzione nazionale del Partito non si pronuncera per l’elaborazione di un ragolamento per lo svolgimento dei Referendum interni, la base da cui partire per un vero e proprio disegno di Legge alla Camera dei Deputati, convoilgendo la più ampia partecipazione di Partiti possibili. A partire da noi, al gruppo dei Radicali e allo stesso Benedetto Della Vedova, capogruppo Fli alla Camera per avanzare sull’onda del cambiamento un testo nuovo e non più un testo politicamente asservito ai dettami di stampo clericale.

Perché, anche a parer suo, in Italia la legge 40 sulla “Procreazione medicalmente assistita“, già smantellata, depotenziata e di fatto riscritta negli ultimi anni a colpi di sentenze, non può e non deve essere più accantonata.

Link correlati:
Woodstock Democratica al Campeggio di Andiamo Oltre;
Per una “doparia” nazionale nel PD sulla legge 40;
Doparia Legge 40 – Lettera a Pierluigi Bersani Segretario del Partito Democratico;
Assemblea varesina – quelle altre cose lì.

10/06/11 Discorso in Consiglio Comunale Giovani

Con molta soddisfazione personale trasmetto, dopo il raggiungimento del quorum per il Referendum del 12 e 13 Giogno 2011, l’intervento che ho tenuto il 10/06/11 in Consiglio Comunale dei Giovani di Tarquinia che, oltre a non essere ritenuto degno di risposta dal Presidente Manuel Catini, non avendo ben compreso, forse, il discorso si è permesso nuovamente di chiedermi il testo in contraddizione con i regolamenti che non prevedono che il Consigliere debba presentarne copia al verbalizzante.

[Clicca sopra l’immagine per ingrandirla]


[1] Che con sorpresa hanno sottoscritto;
[2] Comunicazione di tale Consiglio e da te regolarmente firmata fattaci recapitare per e-mail il 09/06/2011.

Link correlati:
26/04/11 Lettera aperta del consigliere comunale dei giovani Marco Gentili al presidente Manuel Catini;
28/04/11 Il consigliere dei giovani Marco Gentili risponde al presidente Manuel Catini;
Consiglio Comunale Giovani 10/06/11.

27/04/11 Sit-in sotto Montecitorio dell’Associazioni Luca Coscioni

 

Buonasera a tutti,

aderisco a questo presidio in qualità di associato dell’Associazione Luca Coscioni e anche da esponente politico del Partito Democratico. Sono qui insieme a tanti altri compagni di battaglie  e lotte comuni per dare pieno appoggio alla causa che l’Associazione porta avanti e difende ormai da tanti anni in nome del diritto di scelta individuale e libertà personale.

Ho sempre pensato che gli esseri umani sono definiti dalla possibilità di spostare arbitrariamente i confini della propria coscienza, soprattutto di fronte alla sofferenza. Rispetto il Cristianesimo ma non condivido assolutamente il modo in cui antepone il dolore nel percorso verso la fede o, se vogliamo, verso il trapasso. Credo invece fermamente nella vita come un diritto e credo altrettanto fermamente nella libertà di un individuo di scegliere cosa e come decidere della propria persona e, in quanto tale, della propria dignitosa morte.

Oggi qui mi rivolgo principalmente ai nostri Deputati perché è in essi che vogliamo e dobbiamo riporre il senso della battaglia che portiamo avanti. Ricordo ai nostri rappresentanti che è proprio per proteggere la sua dignità di persona che nel settembre 2006 Piergiorgio Welby, co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà e per la ricerca scientifica, malato di distrofia muscolare e appeso alla vita tramite i fili di più macchinari, fece pubblicare una lettera tramite anche un videomessaggio al Presidente della repubblica Giorgio Napolitano dall’incipit “Caro Presidente, lasciatemi morire”. Quest’ultime sono state le parole con cui Piergiorgio ha chiesto che venisse riconosciuto il diritto all’eutanasia.

Mi rendo conto, signori Deputati al caldo del palazzo, che l’argomento risulta essere piuttosto delicato tanto che non a caso porta con sé implicazioni di diversa natura: normative, ideologiche, etiche e religiose. Ma come potete assumervi l’onere di non ascoltare il grido di richiesta che proviene da questo sit-in organizzato da persone che, lungi dall’anteporre in questa sede le proprie estrazioni politiche, sono qui invece per farvi comprendere cosa significa sopravvivere nella malattia, anche quando, in aggiunta alle estreme difficoltà, scarseggiano i fondi sociali utili ad una dignitosa e rispettosa degenza.

So che le mie parole scalderanno gli animi di molti e solleveranno, come quotidianamente accade, le più disparate questioni morali e sociali, anche nel mio Partito ad esempio, ma rivolgo a voi questo discorso per aprire un dibattito costruttivo sul diritto a non soffrire.    

Non lasciate che si arrivi a derive ideologiche pericolose. Non usiamo la religiosità in politica. Per favore, se permettessimo la diffusione dentro quel Palazzo del credo di persone come i Testimoni di Geova, i quali sono assolutamente contrari alle trasfusioni di sangue,  potremmo arrivare a vivere un giorno in un’Italia in cui al governo una maggioranza formata da Testimoni di Geova chiuderebbe, per non trasgredire ad uno dei loro fondamentali dogmi religiosi, i numerosi Centri Trasfusionali, negando allo stesso tempo la possibilità di salvare migliaia di vite e di compiere miriadi di interventi medico-chirurgici. L’etica è importante, ma non deve influenzare le norme giuridiche e i dibattiti politici, altrimenti si rischia uno sterile ed ipocrita “non-dialogo”.

Perché non ragionare ancora sul diritto a non soffrire? Dal punto di vista giuridico la vita si sostanzia in un diritto soggettivo assoluto e in quanto tale opponibile erga omnes, cioè nei confronti di tutti. Per cui, associandomi all’idea di tutti i presenti quest’oggi con me, non vedo perché in questa libertà assoluta non debba anche rientrarci il diritto a rinunciare alla vita. Dal punto di vista scientifico siamo tutti creature biologiche che vivono un ciclo di nascita, crescita, invecchiamento e morte che ci portano ineluttabilmente a lottare ogni giorno; quindi non voler lottare per la sopravvivenza si presenta semplicemente come una scelta individuale, contraria, se vogliamo, a quell’istinto di conservazione che ci caratterizza, ma è pur sempre una scelta.

Vado avanti con l’analizzare il tema anche dal punto di vista filosofico perché il corpo è una prigione dell’anima e per molte filosofie la morte non è altro che un ciclico ritorno o un viaggio alla vera scoperta di se stessi, per alcuni una liberazione dal dolore e dalla noia esistenziale.

In conclusione, mi sento per l’ennesima volta di affermare che l’unica cosa che frena le menti di chi è contro l’eutanasia può essere solo la Religione che si dimostra costantemente una delle peggiori prigioni dell’intellettualismo, così come il corpo è per molte filosofie la prigione dell’anima.

La filosofia apre la mente, la religione la oscura!

Grazie,
Marco Gentili

Maggiori informazioni qui

26/04/11 Lettera aperta del consigliere comunale dei giovani Marco Gentili al presidente Manuel Catini

Il consigliere comunale dei giovani di Tarquinia Marco Gentili scrive al presidente Manuel Catini. «Sono ormai stanco di vedere l’organismo apolitico gestito in questo modo. Nonostante lo scorso 6 aprile sia stata protocollata, sempre in nome dell’intera lista L’Alternativa, la mozione antinucleare e contraria all’ubicazione nel nostro territorio di centrali nucleari sempre dal nostro capogruppo Dario Brizzi non è stata da te portata all’ordine del giorno del consiglio comunale dei giovani, seppur ritirata personalmente da te. Forse perché il 19 aprile è arrivato da parte del Governo lo stop al Nucleare per paura di raggiungere il quorum del referendum previsto per il 12 e 13 giugno? O forse perché è tua consueta prassi? Proprio per questi dubbi ho effettuato il mio intervento nel  consiglio comunale aperto di Montalto di Castro che, pure, ha discusso sulla centrale nucleare. L’ottimismo, quello che solitamente ribadisce solamente a parole il primo ministro Silvio Berlusconi, questa volta lo rievoco anch’io, qui, per il nucleare. Nel merito: il primo comma della modifica presentata dal Governo dice: in attesa di ulteriori approfondimenti. E’ chiaro che è una sospensiva e non una bocciatura del piano nucleare così come richiesto nel quesito. Nel metodo poi, non c’è certezza che ci siano i tempi necessari per approvare in modo definitivo la norma, che il Quirinale la approvi così com’è, che sia pubblicata in Gazzetta e che la Cassazione si possa esprimere in tempo utile per il 12 giugno. Ebbene, io avrei voluto parlare della mozione presentata, confrontarmi, discutere ed eventualmente modificarla attraverso emendamenti, ma ho visto solamente la politica del fascino e della propaganda alla volemose tutti bene, per finta però. Non avendolo potuto fare ho preferito abbandonare l’assise sebbene gli altri siano rimasti per approvare l’iniziativa del “Carnevale Estivo”. Vi è stata ancora di più una tua inadempienza molto grave, direi gravissima: ovvero il non rispetto dell’articolo 7 del nostro regolamento che recita testuali parole: Le adunanze del Consiglio dei Giovani sono pubbliche. Per la discussione di argomenti di particolare importanza o per la definizione di orientamenti preliminari su temi di particolare interesse il Presidente, su proposta di almeno un terzo dei membri del Consiglio, convoca il Consiglio dei Giovani in seduta aperta all’intervento dei cittadini singoli e associati, rappresentanti di Enti pubblici e di organismi di partecipazione. Nelle adunanze di cui al presente comma è consentito l’intervento alla discussione degli invitati e del pubblico. Infine, ti comunico che se le cose non cambieranno io ho pronte, nel cassetto, le mie dimissioni da questo organismo che successivamente presenterò alle mani del mio capogruppo, perché a differenza tua, mi vergogno di restare a fare politica senza il rispetto delle regole e dei regolamenti».

Il consigliere comunale dei giovani Marco Gentili

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